Perché non chiedi mai di me
Sentire la tua voce mi fa ricordare di quando ero partigiano,
nascosto sui monti delle nostre giovinezze a inventarci un nemico ogni giorno,
ogni giorno.
Il nemico non arrivò mai, ma alla fine fummo accerchiati.
Mi racconti le tue cose, le stesse che mi raccontavi sui monti,
cambiano i personaggi, ma la trincea da sfondare rimane sempre quella.
E non chiedi mai di me, non chiedi cosa faccio, come sto, dove andrò.
Se me lo chiedessi non ti saprei rispondere, non so nemmeno più dove sia
il nemico.
Dov’eri la sera di un Natale qualsiasi? A combattere ancora?
Mentre io costruivo presepi di carta da incendiare a Santo Stefano.
La rivoluzione è finita, ma le tue gambe tremano ancora,
di freddo.
la foto è di Gianluca Parsi


C’è in queste righe uno struggimento inconsueto per Franco, almeno per come ci ha abituato fino a qui.
Coinvolge.
La rileggi e ne assapori gusti diversi.
Bella