Il tavolo della Pace. Com’è il tavolo della Pace?
Non so immaginarlo.
È imbandito? Ha la tovaglia di fine broccato coi pizzi e coi merletti come il desco del Natale quando nella mia terra fatta di ” ritorni” le nonne e le madri aprono le braccia e le cucine per accogliere e amare, amare coi sapori, con gli odori, con le lacrime che profumano di spezie?
Ha una variegata disposizione di pietanze, di bevande, di frutti e dolci che parlano di luoghi, di tradizioni, di storie, cibi semplici o gourmet, certamente realizzati da chef stellati, gli chef della Pace?
Ah, il tavolo della Pace…
La semplice pronuncia mi riporta a casa, a quell’ uscio che, una volta chiuso, lascia fuori problemi, magagne, inquietudini irrisolte.
Come ci si siede al tavolo della Pace?
Certamente è preliminare lavarsi le mani.
Che sapone usare per levare le tracce del sangue, la polvere delle macerie, le incrostazioni degli inciuci che quando ci si siede al tavolo della Pace si chiamano ” relazioni”?
Quale vestito indossare per sedere al tavolo della Pace?
Quello della Festa elegante, scintillante , appariscente, o quello del quotidiano che ha portato fin lì, rattoppato se non addirittura stracciato?
E si mangia al tavolo della Pace? E come si mangia? Si parla a bocca piena o si aspetta di digerire ” le decisioni”, le ” strategie”, le ” risoluzioni”, le ” imposizioni”?
E le bibite, il buon vino sicuramente scorrerà a fiumi al tavolo della Pace, si tracannano o si centellinano come piccole bombe intelligenti che, come l’alcool, non fanno male subito?
E…e …come ci si siede al tavolo della Pace? Composti come impone il galateo oppure con disinibita sguaiatezza tanto ai padroni è concesso l’ osare?
Chi siede al tavolo della Pace?
Nell’ultima Cena, Leonardo raffigurò il Cristo, undici giusti e un traditore.
Il tavolo della Pace quanti giusti conta ? E quanti traditori?
Sono io che lo vedo traballante, mancante del piede della Giustizia, logoro già appena uscito dalla falegnameria, ricoperto dalle ragnatele dell’ipocrisia, imbandito con carcasse di uomini e case, impregnato degli odori nauseabondi delle cremazioni “accidentali” e dell’olezzo del Potere che insegue quel denaro che non conosce puzzo?
Ah…il tavolo della Pace… affamato, assetato.
Già…è un tavolo che si apparecchia dopo ogni guerra…quali pietanze vuoi metterci? E, soprattutto, chi vuoi invitare al banchetto della Pace?
Se la guerra affama, la Pace dovrebbe nutrire. Ma quale cibo salva se al tavolo della Pace i carnefici, ancora una volta giocano ai dadi le vesti rimaste del martire e al corpo nudo beffardamente dicono: non avrai più freddo…la tregua ti scalderà!
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#cimettiamolafaccia
Foto web ” scena del Film Miseria e Nobiltà”


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