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L’aura

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi.

Francesco Petrarca

Arrivò con la testa fasciata. Sopra le bende una retina a contenerle.
I suoi capelli castani e morbidi non c’erano più.
Avevo aspettato il suo ritorno… non mi ero mai separata da lei.
A tre anni cosa si può sapere della crudeltà della vita? Come si può capire perché d’improvviso chi ami smisuratamente si allontana? E l’attesa diventa infinita.
Ma il suo viso era quello di sempre: candido, spalmato di rosa, vivace e sorridente.
La gioia, lo splendore non erano svaniti.
Aveva con sé una bambola, anche lei infatti era una bambina. E tanto le bastava per essere di nuovo felice. Felice di essere a casa.
Il tempo del dolore che le comprimeva le tempie, e di quando i suoi occhi non vedevano più, sembrava lontano.
La persona più buona del mondo per me, a cui la sofferenza ha donato più pace che rabbia, più generosità che egoismo, capace di esserci per gli altri ancor più che per se stessa.
Il suo nome deriva dall’alloro, tanto che è uno di quegli esseri speciali che il mondo ha voluto donarci e guardandola ti chiedi perché tu non possa essere come lei ma ringrazi per averla incontrata nel tuo cammino.

Pubblicato inAmore

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