APRILE 2020: LA PASQUA DI CONTAME
La chiesa è immersa in un buio pesto, tanto da richiamare quasi un profondo senso di vuoto.
Eppure è colma.
Colma di fedeli al massimo della sua capienza. Avvolti da un silenzio assoluto che ha dell’inverosimile per una aggregazione di gente di queste dimensioni. Il silenzio accompagna un clima di attesa. Tutti, nessuno escluso, sono volti all’indietro, verso il fondo della chiesa, verso la porta d’ingresso principale che è aperta. All’improvviso un mormorio sommesso, controllato e sul fondo s’intravede provenire dall’esterno una flebile luce che lentamente si avvicina e varca la soglia della porta.
E’ la Luce attesa.
E’ la fiammella del Cero Pasquale che, simbolo del Cristo risorto, fa il suo ingresso a riempire il vuoto creatosi dall’istante della Sua Morte sino alla Resurrezione. Questa è la Pasqua dei credenti, la Pasqua dei discepoli convenuti qui mossi dall’ansia dell’attesa che la Luce torni a rischiarare il buio generato dalla Sua assenza.
E quella flebile luce inizia a diffondersi; i fedeli più prossimi alla piccola processione di Celebranti che accompagna l’ingresso del Cero si avvicinano ad esso per accendere alla sua fiammella le piccole candele di cui sono muniti e a loro volta trasmettono la fiammella della loro candela a quella dei fedeli a loro più vicini.
Si avvia così, per effetto di una sorta di passa fiammella, la progressiva diffusione all’interno di tutta la chiesa di una caldo, sommesso, intimo chiarore che, se staglia appena le fisionomie, dà risalto all’insieme della Comunità che brilla della Luce del Cristo divenuta Luce condivisa; chi ha ricevuto dona, condivide, rende partecipe.
Ma c’è di più. Coloro che sono più remoti rispetto al Cero si agitano, protendono la loro piccola candela per tema di non ricevere, ansiosi d’essere anche loro portatori di quella fiammella quasi che sia segno e forma di appartenenza alla Comunità.
Questa è la nostra Pasqua, intima e Comunitaria.
Questa è l’esperienza che il Coronavirus quest’anno non ci ha consentito di vivere.
La chiesa è rimasta chiusa. Al buio. Un buio diverso. Un buio solo. Un buio in quarantena. Una Comunità frastagliata e chiusa e rinchiusa nelle proprie case.
Certo! Quella Comunità sussiste e resiste, resa coesa dalla linfa inesauribile della Fede, aggregata attorno al proprio Credo;ma ogni Comunità umana, di qualsiasi tipo e genere, solo per il fatto di essere umana ha bisogno di simboli e riti.
Personalmente attenderò con amore, con lo sguardo idealmente rivolto a quella porta, che si scorga l’avvicinarsi di una fiammella.
Vorrà dire che tante altre cose belle saranno accadute o staranno per accadere.


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