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Senza voce

Tu non hai mai parlato ma io ti ho sempre ascoltato.
Sara non parla, ha deciso di smettere dopo uno stupro subito e mai ammesso. La trovammo sconvolta una sera di tanti anni fa nel buio di una strada poco frequentata. Aveva gli occhi sbarrati ed era, chiaramente, in stato confusionale. Pronunciava parole sconnesse e tra queste un nome lo ripeteva continuamente, Luca.
Io l’ho sentita parlare Sara ma sempre meno, fin quando ha smesso.
La conosco da tempo, abitava vicino a noi, terza figlia di una famiglia emigrata dalla campagna alla città. Suo padre faceva il postino e la madre stirava in una lavanderia. Una famiglia normale, fino al giorno che Sara incontrò il suo aggressore.

La dottoressa si affanna attorno al suo letto, Sara sta delirando, si agita come fosse in preda a un incubo, ha gli occhi chiusi ma, continua a dire quel nome. Chi è Luca? Forse l’aggressore?
Nel suo delirio si alternano parole d’amore e di paura ma gli occhi rimangono chiusi, Sara non vuole aprirli, si è rifugiata altrove.
Non parlerà neanche al processo quando Luca, il suo amico d’infanzia, ammette la sua colpa. Resterà zitta anche quando viene interrogata, quando le domande diventano insistenti, quando le si chiede se ha provato piacere, se era conseziente, se aveva provocato il suo aggressore.
A ogni domanda, Sara oppone il suo silenzio, ha scelto di non parlare, sta gridando dentro, a ogni domanda sente lo stesso dolore ma tace, si difende così da tutto e tutti.
Le conseguenze di uno stupro non possono essere giudicate da chi non l’ha provato. Lo stupro uccide l’anima, strazia la femminilità di ogni donna, frantuma l’autostima, distrugge la fiducia nei propri simili.
Ogni stupro è un vero e proprio assassinio, chi sopravvive è un po morta e non dimenticherà mai. La legge sottovaluta quello che ogni donna stuprata prova, e le conseguenze che si porterà addosso per tutta la vita. Sara ha scelto di non parlare più ma, parlano i suoi occhi, il suo corpo, la postura, quelle mani che si stringono convulsamente.
Quando ci vediamo lei mi porta nella sua stanza e li, tra quelle pareti che la proteggono mi racconta la sua vita spezzata, mi parla del suo silenzio necessario per sopravvivere, mi riversa addosso tutto quello che sognava di fare e non ha fatto.
Sara ha scelto di continuare a vivere ma nel silenzio che la protegge dal mondo e dall’ottusità che non sa tutelare le donne.
A.S

Pubblicato inDonne

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