PROGETTO “DI CHE SOGNO SEI” CORSO DI SCRITTURA
ESERCITAZIONE:
Scrivere un racconto di almeno 400 parole con un INCIPIT COINVOLGENTE evitando:
IL VERBO ESSERE, FARE, DIRE, STARE, RISPONDERE, ASCOLTARE, VEDERE, GUARDARE, COSA, QUALCOSA, BELLO, BRUTTO, POSSIBILE, MOLTO, TANTO, PERCHE’.
TITOLO: QUEL VIAGGIO INDIMENTICABILE
Passarono pochi minuti e mi ritrovai abbagliato da fiaccole, e centinaia di occhi erano puntati su di me, colmi di stupore. Alcuni volti appaiono coperti da enormi maschere scure decorate con conchiglie e piume. La figura arrivata dal cielo ormai dista due passi da me. Io la osservo: la pelle azzurrina scintilla con la luce tremolante delle fiaccole, i profondi solchi lungo tutta la figura non mi permettono di paragonarla ad un fisico umano. Il volto grigio scuro mi fissa, e i suoi occhi mi assorbono nella sua mente. Perdo il controllo sui miei pensieri, ma in questo vuoto una voce mi sussurra: “Non dovresti trovarti qui ed ora. Troppe persone sanno di noi e delle nostre capacità. Non voglio ucciderti, poichè non posso. Non posso influenzare tutto quello che appartiene al presente. Ora ti conviene dimenticare tutto”. Non ricordo nient’altro. Il mio viaggio si concluse quando fui risvegliato dal sole accecante del deserto, circondato da rottami e resti umani, mentre giungevano i concorsi. (Emma)
Passarono due o tre giorni da quando ricevetti quella lettera. Erano le sei del mattino, lo zaino traboccava di speranze e sogni, così come il nostro cuore. Tutti pensavano solo a partire verso l’ignoto. Non avevamo la minima idea di ciò che ci stava aspettando.
Era la prima volta che partivo per un viaggio così importante senza una meta precisa. Noi e le nostre biciclette, un po’ datate ma robuste, eravamo pronti ad affrontare lunghe distanze. Il leader del nostro gruppo, un uomo dalla barba bianca e dallo sguardo saggio, il quale aveva partecipato a tutte le edizioni dell’Om De Mer, ci aveva assicurato che il nostro percorso sarebbe stato agevole, ma con un sorriso enigmatico ci aveva anche avvertito che “la strada ha sempre sorprese inaspettate”.
Mentre ci allontanavamo dal traffico cittadino, il vento iniziò a soffiare con maggiore intensità, portandoci rapidamente lontano dal caos urbano. I miei compagni di viaggio, un gruppo misto, pieno di ragazzi con le più disparate passioni dopo qualche decina di minuti avevano già cominciato a raccontare le loro storie di esperienze passate, ciascuno con una scintilla di avventura negli occhi.
Il terzo giorno di pedalate, mentre il sole calava, avvistammo qualcosa di insolito. Una piccola collina, non segnata sulle mappe, emerse all’improvviso dalla foschia. Nessuno riuscì a identificarla e a darle un nome. Decidemmo dopo poco di fermarci e dare un’occhiata più da vicino, guidati da un richiamo quasi magnetico.
Una volta raggiunta la cima, ci rendemmo conto che il luogo rappresentava un vero e proprio paradiso inesplorato. Pieno di vegetazione e ricco di animali dai mille colori. La sensazione di essere i primi a mettere piede su quel suolo era eccitante, ma c’era un mistero che sembrava voler essere svelato.
Esplorando più a fondo, ci imbattemmo in antiche rovine, segni di una civiltà perduta che un tempo aveva abitato la collina. Le pietre incise raccontavano storie di un passato remoto, di un popolo saggio e potente. Ci sentivamo come esploratori di un’epoca passata, intenti a scoprire i segreti di quel luogo magico.
Quella notte, seduti attorno a un fuoco improvvisato, ci rendemmo conto che quel viaggio rappresentava più di una semplice avventura. Quel viaggio, nato dall’invito in una lettera da un personaggio sconosciuto, si era trasformato in un’esperienza indimenticabile che avrebbe segnato per sempre i nostri cuori. E mentre le stelle brillavano sopra di noi, ci promettemmo di non dimenticare mai quel luogo e un giorno di riscoprirne tutti i segreti. (Sofia)
l vento sollevò il bordo del cappotto, mentre i passi risuonavano sul molo deserto. Un biglietto stretto tra le dita, una destinazione sconosciuta. La nave, immobile e silenziosa, attendeva. Ogni passo verso il ponte pareva un salto nel vuoto, un abbandono senza ritorno. Le valigie, leggere, contenevano solo l’essenziale. Nessuna spiegazione, nessun rimpianto. Solo l’orizzonte, lontano e promettente, a chiamare. (Giovanni)
Un’esperienza memorabile si svolse in Romania, più precisamente nella zona della Transilvania, terra naturale dai mille profumi tradizionali e costumi, esperienza vissuta assieme ai miei amici viaggiatori.
L’aria che sfiorava i miei capelli pareva gelida, l’atmosfera cupa.
Il nostro destino ci aveva portato nel cuore della leggendaria foresta di Hoia Baciu, un luogo avvolto da storie paurose e misteri inquietanti.
Sentivamo di dover andare lì, per sfidare ciò che si nascondeva nel buio.
Il nostro gruppo si addentrò tra gli alberi, che sembravano scrutare ogni nostro passo.
La foresta pareva stranamente silenziosa, le ombre tra i tronchi si
allungavano e sembravano sfuggire dalla vista.
Improvvisamente, un suono lontano, ci indusse a voltare il corpo.
Non avevamo mai creduto alle leggende, ma il nostro coraggio diminuiva.
Sentivo gli altri più lontani, come se il tempo e lo spazio si fossero distorti. I loro volti si facevano sempre più sfocati, come se il mondo stesse scomparendo.
Ogni volta che giravo la testa, mi sembrava di vedere un volto nascosto tra i rami con gli occhi che mi fissavano.
Non riuscivo più a distinguere la realtà dalla fantasia.
La luce che filtrava tra gli alberi diventava sempre più fioca;
Allora vedemmo una figura incappucciata che sembrava aspettasse qualcosa; si avvicinò poi a me ed io alzai la testa, i suoi occhi, bianchi come
teschi, mi fissarono con un’intensità che mi gelò il sangue.
Un suono agghiacciante riempì l’aria e sentivo impossibile l’azione di muovermi.
La figura poi scomparve nel nulla, come mai esistita e l’uscita da questo luogo pareva un sogno.
I miei compagni, che prima erano scomparsi all’avvicinamento della figura, arrivarono da me uno ad uno, ciascuno con racconti agghiaccianti.
A quel punto il silenzio calò di nuovo, ma ora sembrava diverso, come se la foresta stessa avesse respirato un respiro collettivo.
Tutto ad un tratto, ci ritrovammo al di fuori della foresta, che da fuori diventò piena di nubi scure e dense, come se l’aria avesse subito un cambiamento.
La foresta ci aveva cambiati, ma il mistero rimase persistente nei nostri cuori.
L’aria sembrava più fredda mentre ci allontanavamo, ogni passo ci sembrava pesante, come se il terreno stesso non volesse lasciarci andare. I nostri occhi si cercavano, ma nessuno parlava. Sentivamo la presenza di una strana sensazione di vuoto, come tornati in un posto che non ci apparteneva più. La foresta ci aveva preso, e ci stava ancora tenendo prigionieri.
Quando finalmente arrivammo al nostro rifugio, nessuno si sentiva davvero al sicuro. (Sara)
Il vento tiepido accarezza il nostro viso mentre la macchina attraversa le valli delle Alpi. Ormai sono passate un paio di ore dalla nostra partenza e il sole di giugno sta già cominciando a scaldare i nostri corpi attraverso il finestrino. Non sembra neanche vero che stiamo realizzando il nostro sogno, proprio qui, proprio ora: gli ultimi mesi passati a pianificare quest’avventura, le notti insonni trascorse pensando a oggi, e l’emozione di una nuova esperienza che riscalda i nostri animi e ci fa tremare le gambe ci spronano a continuare.
Tutto cominciò diversi anni fa, quando tra me e la mia migliore amica Giorgia iniziò a nascere un’idea, un desiderio, che poi si tramutò in un sogno e successivamente in un obiettivo. A noi è sempre piaciuto viaggiare insieme per conoscere persone e scoprire nuovi posti, abitudini e storie delle città che visitiamo. Ci affascina sapere che esistono realtà diverse dalla nostra e che ogni luogo è unico e irripetibile.
Un giorno durante la terza media ci trovavamo a casa mia per prepararci per un compito di geografia e guardando una mappa dell’Italia ci accorgemmo di averne visitata solo una piccola parte. Da allora cominciammo a parlare sempre di più di quanto ci sarebbe piaciuto, un giorno, visitare l’Italia intera in un solo viaggio. Certo, sarebbe stato troppo semplice fare tappa solo nelle città principali, e ignorare le cittadine minori. Invece noi ambivamo a non perderci la bellezza e la cultura che conservano i borghi più piccoli e pittoreschi. Questo sogno è continuato a crescere fino a che, qualche mese fa, decidemmo di compiere finalmente questo viaggio. Quasi ogni settimana ci incontravamo per buttare giù qualche idea, prenotare gli alloggi in cui avremo pernottato e per delineare il tragitto che avremo percorso. E finalmente, dopo tanta attesa, fatica e pazienza, riuscimmo a organizzare tutto.
Ora ci troviamo in questa macchina, la quale diventerà la nostra compagna più fidata durante tutto il viaggio. Abbiamo con noi solo due valige e qualche borsone, ma soprattutto saremo accompagnate dalla nostra enorme curiosità di scoprire l’Italia, e chissà, forse in futuro anche il mondo intero. Mentre guido vedo Giorgia accanto a me che guarda fuori dal finestrino con uno sguardo affascinato: dalle montagne si iniziano a intravedere le zone più pianeggianti con le cittadine che si stanno risvegliando e si ode il canto mattutino degli uccelli. È uno spettacolo mozzafiato. Ritorno con lo sguardo sulla strada e rifletto su quanto sono fortunata a vivere in un Paese incantevole come l’Italia e poterlo esplorare in tutto il suo fascino. Ma soprattutto, sono fortunata a poter realizzare il mio sogno con la persona a me più cara al mondo: Giorgia. (Giada)


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