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Curre curre uagliò

Venisti a trovarci in un giorno plumbeo. L’autunno era alle porte, come adesso, ma il cielo era gonfio di pioggia. Faceva freddo.
Un pranzo piacevole, parlando di politica, il pane quotidiano di ogni palestinese. Ti costringemmo ad infilare un giaccone, quando si trattò di andare via. Bellissimo, di una strana sfumatura di bianco tortora. Che non tornò più indietro. Tra i palestinesi vige una regola comportamentale ferrea: non ti chiederò mai ciò che ti ho prestato. Se non ti occorre più, sarai tu stesso a restituirmelo. Se non lo farai, vuol dire che ti occorreva e, dunque, va bene così.
Non so quale strada abbiano preso le tue cose a quattro anni dalla tua morte. So invece perfettamente cosa ne è stato del tuo ricordo.
Vivo, vivissimo nella mente e nel cuore di chi ti ha conosciuto, ma, cosa anomala e straordinaria, ricordo che si rigenera di continuo. Nella nuova generazione, in giovanissimi che non ti hanno conosciuto di persona – e si sono persi il calore del tuo sorriso, la stretta micidiale della tua mano – e che si ritrovano nel tuo luogo, ogni sabato sera, in ogni occasione di rilievo. Sempre. Via Candelora, a due passi dall’Orientale. Il tuo piccolo negozio, in realtà luogo di incontro e di infinite discussioni, tra tazze di tè bollente e ceramiche appena giunte da Hebron.
La città di Napoli non ha permesso che il tuo luogo si trasformasse nell’ennesimo fast-food, nell’ennesimo baretto, nell’ennesima friggitoria. Oggi il tuo luogo è il Centro Culturale Handala Alì. Nel tuo nome e nel tuo ricordo, cari alla nostra città. Così come la nostra città era cara a te. Nato in Palestina, esule a Napoli. Entrambe le dimensioni, così simili in realtà, presenti nel tuo discorso, oserei dire nel tuo animo. Largo, aperto, indomito.
La militanza nel Fronte Popolare per la liberazione della Palestina era in realtà un ponte per accogliere tutte le istanze, per intessere ogni tipo di dialogo, con chiunque fosse interessato alla questione palestinese, stella polare di tutta la tua esistenza di esule.
Fb mi ha ricordato – ma non ce n’era bisogno – che quattro anni fa, nel giorno della tua morte, un timido sole apparso tra tonnellate di pioggia diede l’opportunità ai tanti, tanti amici, di ritrovarsi, smarriti e un po’ più soli, nella tua piazza, nel tuo nome.
Al tempo, il coordinamento Napoli-Palestina scrisse: “Verrà il tempo del ricordo, verrà il tempo della lotta. Ora è solo il tempo del dolore”.
Parafrasando il senso di quel messaggio, oggi, ad un anno di distanza dall’inizio del più efferato attacco contro il tuo popolo – un anno in cui sei mancato enormemente – io dico che è passato il tempo del ricordo e del dolore ed è il tempo della lotta “. Leit-motiv della tua breve vita.
Curre curre uagliò
r.a.

Pubblicato inAmore

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