“Come si fa a raccontare una storia d’amore in questo modo?” mi domando mentre ascolto un amico che mi racconta la fine della relazione con la sua donna.
“Avevo investito su di lei. Dopo 15 anni non ho guadagnato niente. Non scendeva mai a compromessi con me.”
INVESTIMENTO? GUADAGNO? COMPROMESSO?
Mi sento accapponare la pelle. Lui mi guarda con lo sguardo di chi ti sta spiegando come vivisezionare un’aringa. Io sento i conati di vomito. Quando si accorge dei miei occhi un po’ stravolti mi domanda in modo retorico se con mio marito raggiungo compromessi fifty fifty…
No! No! No e poi no! Gli vorrei urlare, mentre vedo le mie mani fremere per la voglia di prenderlo a schiaffi. Proprio no! Cosa c’entrano queste parole con l’amore? Respiro per non insultarlo e gli dico con la poca pazienza che mi resta che l’amore è un rischio, che è un salto nel buio, che è follia, che è l’abbraccio con l’incerto.
Eros e Thanatos, porca vacca!!!
Mi guardo intorno e mi chiedo “come ci sono finita a vivere qui?”. Vivo in un posto dove le relazioni sono un calcolo. Sembra un incubo, ma è la realtà. Forse non è solo qui. Forse è ovunque. Ma qui è tutto sotto la lente di ingrandimento.
Mi sento raccontare spesso di relazioni nate perché lui era un ragazzo buono e lei una ragazza perbene. Domando “Cosa c’è tra di voi?”. La risposta: rispetto. Rispetto? Come rispetto? Ma dove sono finite le passioni forti? Dov’è l’ardore per la vita? La vita va presa a morsi, mi disse il mio insegnante quando ero ancora bambina. Fai uscire il sangue dal tuo personaggio, mi disse il mio maestro sulle tavole del palcoscenico.
Dove sono i morsi, dove il sangue? Dove sono i cuori che trepidano?
Mentre li guardo vivere mi domando quanta fatica facciano a mettere sulla bilancia ogni comportamento.
Nel posto in cui sono finita a vivere, le relazioni sono misurate.
Né troppo vicino né troppo lontano. Meglio non rischiare in amore, non si sa mai. E tutti i rapporti sono agiti con un volume più basso di quello che conosco e a cui sono abituata. Mai essere troppo rumorosi, non è educato. Mai essere troppo generosi, poi bisogna ricambiare. Mai essere troppo disponibili, chissà cosa c’è sotto!
Ci vediamo, ridiamo e scherziamo, poi mi raccomando però, ognuno a casa sua.
Le emozioni, le paure, i desideri… quelli è meglio tenerseli per sé, che non si sa mai.
Mi ami? Sì, ma non troppo.
Mi vuoi bene? Sì, ma con moderazione.
Mi desideri? Boh.
Una vita vissuta col freno a mano tirato.
Vedo gente girare con zaini pieni di “vorrei ma non posso”, non è educato, poi chissà cosa dicono.
Programmano gli incontri, quantificano le carezze, spesso, troppo spesso, perdono di vista i ruoli. E vissero sempre felici e contenti, ma dormirono in letti separati. Coppie di fratelli. Mogli madri. Mariti figli.
Io ho imparato l’amore sporcandomi le mani, contro tutti e tutto, contro le convenzioni, contro le aspettative, contro le regole.
Il mio è un amore scomodo.
Uno di quegli amori che fanno girare la testa da un’altra parte.
Uno di quegli amori che bisogna interpellare l’astrologia, l’ingegneria nucleare e persino Belzebù, per comprenderne il senso.
Il senso poi, perché, l’amore ha senso? Spiegatemi l’amore se ne avete il coraggio! Il mio è un amore diverso.
DIVERSO!
Ed è proprio lì, nelle crepe della normalità, che si intravede una speranza.
Nel diverso. Nella donna che ama la donna. Nell’uomo che ama l’uomo. Nell’avventura impossibile. Nell’incontro inaspettato. Sono queste diversità a rasserenarmi il cuore, a dirmi che allora si possono ancora scrivere storie d’amore, che la vita non si è spenta, che sottotraccia c’è la luce.
Fortunati coloro che soffrono per amore, perché contattano l’essenza della vita.
Ricchi coloro che si sentono dire “sei una delusione”, perché hanno finalmente l’opportunità di urlare chi sono.
Eterni coloro che lasciano un segno del loro passaggio negli indici puntati delle persone “perbene”.
Felici, veramente felici, coloro che amano, nell’unico modo in cui si può amare: follemente!
nell’immagine: Renes Magritte, Gli amanti


Esiste un’educazione all’Amore. Coltivare la bellezza, guardare le manifestazioni d’amore dei nostri genitori, esprimersi in tutti i modi possibili, riconoscere le proprie emozioni, coltivarle con letture e film. Ambire ad un mondo che ama la lentezza. Oggi tutto questo significa prepararsi alla diversità e non temere l’emarginazione sociale, l’espulsione dal gruppo dei pari, le prese in giro, lo scherno, il giudizio, la riprovazione, lo sdegno. Vale la pena? Tu sembri rispondere: Si. Educheresti i tuoi figli per un destino così. Tu sembri rispondere: Si. Vale la pena: se i tuoi figli diventeranno da adulti come te, allora ne vale davvero la pena. Complimenti!!
L’amore di cuore,libero, è un dono inconsapevole per tutti,ma pochi si accorgono di averlo,perché ci vuole coraggio ad essere introspettivi,di questi tempi.
Ma quando accade…SBAM!!…è come essere presi per mano da un tornado che ti porta a fare il giro del mondo,quindi buttate via l’inutile freno a mano e vivete di cuore❤
Grazie di questa bellissima lettura:)