Il fatto che l’uomo sappia distinguere il giusto dallo sbagliato
prova la sua superiorità intellettuale sulle altre creature;
ma il fatto che egli possa agire in modo sbagliato
prova la sua inferiorità morale
rispetto a qualsiasi creatura che non può farlo.
Mark Twain
Un giorno vidi un uomo camminare a fatica lungo il marciapiede.
Fumavo la mia sigaretta alla finestra, tra un’ora di studio e l’altra.
Improvvisamente quell’uomo cadde.
C’erano altre persone affacciate ai balconi, uomini forti, li vidi bene. Guardavano il poveretto e stavano fermi; nessuno si mosse.
Io corsi da lui, facendo due piani di scale e a fatica lo sollevai, davanti agli sguardi indifferenti…
Sanguinava, non si reggeva in piedi, ma pian piano si riprese e continuò per la propria strada.
Le facce degli altri si spensero, codarde, scomparendo dentro i muri rassicuranti delle loro case.
Capita spesso che gli altri non ti vedano.
C’è chi addirittura gode nel farti capire che non ti vede.
A volte vorrei vivere in altre epoche, gironzolare qua e là, magari. Ma la storia mi insegna che l’uomo non è mai stato capace di compassione.
Non c’è stata compassione per il nemico, per la donna, per lo schiavo, per chi aveva un’altra fede.
E ancora la nostra società, che si ritiene progressista e progredita, non è da meno, anzi.
Oggi più che mai l’uomo si ritiene superiore ad ogni altro essere vivente ed agni proprio simile. Vanitoso e superficiale, sembra aver dimenticato tempi memorabili di lotte per i diritti umani, per la democrazia, per la civiltà. Strumenti che dovevano servire a Lui, non solo per vivere meglio, ma soprattutto per essere migliore.
Mi chiedo spesso in cosa consista la nostra “umanità”, che sembra assumere valori e significati diversi, a seconda del contesto, dell’opportunità.
Molto e molti hanno l’hanno raccontata in tutte le sue sfaccettature, nel tempo: le tragedie greche erano all’avanguardia, un grandangolo sui drammi personali e la crudeltà, e così il cristianesimo, che ha mostrato i nostri limiti e la necessità di guardarci dentro, e altrettanto la scoperta di un inconscio sofferente, capace di ogni scelleratezza, ma anche di guarire.
E oggi a che punto siamo?
Pochi ci parlano della nostra “umanità”. Opinionisti sconsiderati ed esibizionisti, psicologi alla ricerca della ricetta facile e divulgativa, scrittori al soldo del potere non la cercano più.


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