Non concepiva d’aver fame mentre quel vecchio tirchio aveva cibo in abbondanza.
Come tutte le mattine, Turi si alzò controvoglia. Sua madre lo scosse vivacemente e gli ricordò il suo impegno giornaliero.
Era Turi che provvedeva alla colazione dell’anziano contadino, passava dal bar in piazza, ordinava due briosche e una granita caffè con panna e poi di corsa raggiungeva la casa del vecchio possidente.
Costui era un uomo rozzo e avido ( si mormorava che facesse lo strozzino ) che si fosse arricchito comprando e vendendo proprietà della zona. Turi, per quel suo lavoretto giornaliero, riceveva una moneta da 50 lire ma, oltre ad aver fatto la sosta al bar, gli toccava apparecchiare la tavola e disporre tutto in bell’ordine.
Mai una volta che quel vecchio si fosse degnato di offrirgli la colazione o di farlo sedere a tavola con lui. Turi lo detestava ma quelle 50 lire gli permettevano di comprarsi un panino con la mortadella e di mangiarlo durante la pausa.
Nella casa del vecchio si notava l’abbondanza, nella casa di Turi solo la povertà e quel poco che c’era doveva essere diviso in troppe bocche. Turi era perennemente affamato, mangiava ma si sentiva sempre vuoto e troppo spesso pensava a quella fila di salami e prosciutti che pendevano invitanti dalle travi sospese al soffitto della cantina del vecchio. Per lui erano una tentazione ma anche la rappresentazione dell’ingiustizia. Suo padre si spaccava la schiena in lavori pesanti per sfamare tutta la famiglia, mentre quel vecchio parassita, senza fare nulla si godeva la bella vita.
Non lo riteneva giusto, era, per lui, una vera beffa. Decise di dover fare qualcosa. L’audacia non gli mancava e neanche la fantasia, Cercò una canna abbastanza lunga e la portò nei pressi della cantina poi, aspettò il momento propizio. Quel vecchio aveva l’abitudine della siesta pomeridiana e Turi lo sapeva. Quando le imposte della stanza furono chiuse, Turi capì che era arrivato il momento giusto. Prese la canna e con agilità la infilò attraverso la grata di ferro che ostruiva la finestra aperta ma che serviva a far passare l’aria per asciugare i salumi. Gli bastò infilare la sua arma nello spago accavallato e con un gesto agile sollevarle così da far scivolare le coppie di salame, qualche lardo e salsicce. Un colpo da maestro per lui, un furto per il vecchio. Quando se ne accorse scatenò in finimondo, sbraitò per l’intero paese che qualcuno lo aveva derubato di tutti i suoi salumi, mentendo spudoratamente. Turi aveva sottatto e mangiato due salami , un pezzo di lardo e qualche salsiccia. Il padre di Turi capì subito che il figlio aveva fatto una cosa sbagliata e dopo avergli fatto assaggiare la cinghia, andò dal vecchio e parlò con lui. Si accordarono sull’accaduto. Lui, il padre di Turi avrebbe risarcito il vecchio con due giornate lavorative, in cambio il vecchio bugiardo se ne sarebbe stato zitto e buono per non aver detto la verità e avrebbe pagato 100 lire il lavoro che il ragazzo faceva per lui ogni mattina. Quando Turi poté riappoggiare il fondo schiena sulla sedia, suo padre gli chiese perchè avesse rubato quei salumi e lui gli rispose: – Non li ho rubati! Li ho mangiati! Avevo fame! Non lo farò più. Da quel giorno le porzioni di cibo per Turi raddoppiarono.
La fame può fare brutti scherzi.
nell’immagine: Civita di Bagnoreggio,


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