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Tommaso da Mantova

Un fantasma nel castello di San Zeno

E’ il teologo Tommaso da Mantova.

MONTAGNANA.

Non spaventatevi o voi turisti capitati li per caso se udrete in questi giorni di calura dei strani rumori nel Castello di San Zeno. Semplicemente, come ogni buon castello che si rispetti, anche quello di San Zeno ha il suo fantasma. Che risponde al nome di un teologo e cronista mantovano, tale Tommaso da Mantova, fatto a pezzi incolpevolmente dai ferri dei Montagnanesi.

Se una colpa aveva il buon Tommaso era quella di essere un letterato sotto la protezione della corte dei Carrara, prima da Jacopo II e poi da Francesco I, detto il Vecchio o anche il «Crudele». Francesco I da Carrara, era però anche un mecenate, amante dell’arte, della conoscenza e della cultura. Alla sua corte trovarono ospitalità e protezione Francesco da Petrarca e Altichiero da Zevio e, a partire dal 1349, il nostro Tommaso da Mantova. Tommaso c’era già da prima. Soltanto che il suo mentore era Jacopo II zio di Francesco I. Il quale non ebbe remore nell’accusare lo zio Jacopo di tradimento per aver ucciso Marsiletto (padre di Francesco) dopo appena 40 giorni di governo. Per la cronaca Jacopo II mori nel 1372 da prigioniero del nipote nella rocca di Monselice. Ma quelli non erano tempi di pace. Cosi anche Francesco I Il Vecchio ben presto fu costretto a lasciare il potere al figlio Francesco Novello. Gli Scaligeri disturbavano il suo governo, e gli mettevano contro la popolazione.

All’origine c’era la Repubblica della Serenissima che aveva mire espansionistiche sulla pianura veneta. Francesco I cedette nel 1388 il dominio al figlio Francesco Novello e si dette ad esilio volontario in quel di Monza dove la morte lo colse nel 1392. Accadde proprio nel 1388 il fattaccio. Francesco il Vecchio fuggì da Padova scortato dai familiari e da pochi amici fidati tra cui Tommaso da Mantova. Prese la via di Monselice e poi di Este dove divise il gruppo degli esiliandi indirizzando la moglie verso Vighizzolo e proseguendo alla volta di Montagnana dove trascorsero la notte sotto la protezione del podestà di Montagnana, Bartolomeo da Monte Cuccolo.

Il mattino seguente ripresero il cammino verso Cologna Veneta senza accorgersi che mancava qualcuno del seguito, catturato dai partigiani di Giovanni Galeazzo e Jacopo dal Verme. I quali partigiani irruppero in Piazza Grande e assalirono l’abitazione del podestà. In questo contesto Tommaso da Mantova si trovò sfortunatamente le rozze lame di quella rurale, barbara e malvagia sbirraglia montagnanese.

Ma c’è un’altra versione più attinente dal punto di vista storico.

Tommaso da Mantova, avvertito da una serva dell’imminente atto scellerato, si dette alla fuga verso Ostiglia.

Ma non fece molta strada, e venne catturato in località «Lupie» presso Bevilacqua. E qui fatto a pezzi.

La tradizione vuole che il fantasma di Tommaso da Mantova vaghi nottetempo per il Castello di San Zeno, imprecando epiteti osceni nei confronti dei Carraresi e dei montagnanesi suoi carnefici.

nell’immagine: il Castello di San Zeno, albertofrati.wordpress.com

Pubblicato inGenerale

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