Vai al contenuto

Sognando

 

Quando si è bambini il concetto di ” casa ” è limitato a quelle necessità, fisiche e biologiche che ci sono necessarie.

Un letto per dormire, un bagno per lavarsi e espletare le nostre necessità fisiologiche e un tetto per ripararci. Col tempo si comincia a desiderare altro. La propria stanza dove lasciare impronta di se stessi, dove mettere giochi, libri, vestiti, dove nascondere cose proibite, biglietti segreti, dove lasciare disordine allegro e ordine fastidioso. Sognavo una stanza tutta mia ma non l’ebbi mai. Sono stata condannata a condividere tutto in quella mia bella e grande famiglia, la condivisione spaziale era d’obbligo. Penultima di sette figli, pur abitando in una casa grande mi dovetti adeguare.

Così imparai a sognarla la mia casa ideale, con grandi stanze dal soffitto alto, mobili chiari porte sempre aperte e fineste grandi. La sognavo invasa di luce, con un bel giardino e tanti alberi e fiori. In una delle mie scorribande, quando evadevo dalla sorveglianza famigliare ( mi tenevano d’occhio in tanti ) mi capitò di vederla quella casa che sognavo e che avrei voluto fosse mia.

Si trovava in una proprietà privata e vi entrai con una compagna di scuola.

Sua madre faceva la donna di servizio ( si diceva così ) e ci invitò a seguirla mentre serviva la colazione a l’unica persona che ci abitava. Così conobbi quel meraviglioso vecchio saggio e diventammo amici. Quando le dissi che la sua casa era come la sognavo io, mi guardò stùpito poi m’invitò a fare colazione con lui. A distanza di anni comprendo la solitudine che lo motivava ad ascoltare una bambina fantasiosa che parlava di sogni come fossero cose comuni, che si dilettava a esprimere quel che desiderava diventare e non accettava limitazioni.

Ricordo che mi ascoltava sorridendo e che quando fu il momento di andare mi fece promettere che sarei tornata a chiacchierare con lui.

Tornata a casa chiesi alla mamma chi fosse quel vecchio signore e lei mi fece il suo nome: era il cavaliere…..pezzo grosso dell’esercito, ora in pensione. Vedovo da tanto tempo, viveva solo in quella bellissima casa che io adoravo.

Tornai spesso a casa sua, era bello ascoltarlo nei suoi racconti avventurosi, sapeva descrivere luoghi che non conoscevo con dovizia di particolari e si stupiva sempre della mia attenzione. Fu un periodo bellissimo per me, dimenticai che quella casa mi piaceva, ora ero interessata a chi la abitava, a quel vecchio signore che ci viveva tutto solo.

Un giorno le dissi che era fortunato a vivere senza la confusione che regnava a casa mia e lui mi rispose serio:-

“Non sai cosa pagherei per averla in casa mia, quella confusione.”

Mi raccontò dei figli lontani, delle poche telefonate che riceveva e poi disse qualcosa che ricordo ancora con malinconia:-

” Meglio la confusione che il silenzio assoluto. Dalla confusione puoi allontanarti ma il silenzio te lo senti dentro e non è bello “

Quando morì, i figli arrivarono e in pochi giorni ripartirono. Quella bella casa rimase chiusa per molto tempo, poi fu demolita e in poco tempo fu costruito un condominio orrendo.

 

Pubblicato inSogni

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *