Oggi ho raccolto dei fiori.
Sono ortensie tra il verde e il rosso. Almeno i colori sono ancora quelli dell’autunno, in questa “estate fredda dei morti”, per dirla con il Pascoli.
I rituali della stagione, quelli ancora percorribili, aiutano un po’a scaldarci dentro. Sono piccoli gesti sempre consentiti.
E così, ne ho accorciato i rami, le ho ripulite dalla bestioline e le ho messe in un vaso.
Serve aggrapparsi, quando ci si sente smarriti.
La mia vecchia casa un tempo ne era piena.
Mia madre le raccoglieva, non le accorciava, ricordo, ma ne infilava i lunghi steli in alti contenitori e le lasciava seccare. Lei sì ci sapeva fare davvero…
Erano ortensie esuberanti, dalla chioma vasta e prorompente.
Ora, senza le sue cure, sono più misere più sciupate, ma resistono.
Oggi ho raccolto dei fiori, mi ripeto. Ho fatto quello che ho sempre fatto al ricorrere di questo tempo.
Sì, la cucina sembra più accogliente, in effetti, con questo tocco novembrino.
Alzo leggermente il riscaldamento, poco perché fa caldo. Quel tanto da sentire un minimo di tepore.
Ci accogliamo tra noi, io e i miei fiori, perché di anime in giro ce ne sono poche ultimamente.
C’è un certo riserbo in casa, si fatica a parlare…E’ la prudenza del non dire troppo, per non rimanere ancora delusi. E poi, troppa fatica tutto, ormai.
Meglio guardarsi negli occhi, accarezzarsi leggermente mentre ci si passa a fianco. Meglio tacere, comunque.
L’eloquio ha fatto il suo tempo e rimane ben poco da dire.
Di là c’è lui, che cucina, persino le castagne e le patate americane, buone come sempre.
La tv arriva fino a qui, mentre scrivo e analizzo la malinconia di questi giorni.
Anche lui si aggrappa a “L’eredità”, come io mi aggrapperò fra poco ad “Un posto al sole”.
Le voci entrano in casa da uno schermo.
Deve essere arrivato qualche Cecco fra noi.


Mi piacciono le tue atmosfere rarefatte, sospese. La tua scrittura le esalta. Mi piacciono molto le tue storie