La incontrai una sera all’uscita di una stazione mentre la pioggia cadeva fitta.
Era seduta per terra con una coperta spelacchiata sulle gambe.
Mi guardò.
Due occhi vuoti e un grido muto impressi nei miei.
Mi avvicinai piano.
Era gelata.
Non riuscii a chiederle cosa potessi fare per lei.
Era sin troppo evidente che non avrebbe mai chiesto nulla.
Le anime stanche sono abituate a non lamentarsi mai.
A non chiedere per non disturbare.
Così entrai in un bar e ordinai una tazza di latte caldo.
Tornai da lei il più in fretta possibile per portarle un po’ di quel calore.
Mi ringraziò.
Poi mi sfiorò piano la mano e la guardai.
Non c’è bisogno di troppe parole quando gli occhi si incontrano.
Mi allontanai sotto la pioggia continuando a voltarmi indietro di tanto in tanto fino a quando scomparve.
Fu allora che sentii qualcosa dentro di me che prima non c’era.
La serenità dell’amore
che lei, sfiorandomi, mi aveva regalato.
Se vuoi
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