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Sars Convid 2020 Augustee perpetue

Della poesia capitò che non si seppe più nulla.
Finita la riserva finta, dei sogni della gente.
(eppure tutti credono, e incessantemente la cercano)
Nessuno osa dire come e quando sia finita,
anche se i sogni sono corpo e anima,
è sparita dalle labbra della gente.
L’ineffabile nulla, ringrazia,
il nulla molto indaffarato
ma senza scopo, privo di funzione,
senza una pietra a indicare
la cenere delle macerie fumanti veleno.
Dormiranno tra guanciali di seta e di raso,
questi parolai, se credenti poeti,
poetanti prezzolati maledetti nel loro furente furore.
Signori che ascoltate il furore,
se trovate un poeta per strada, prendetelo a calci,
fin che rantoli sulla polvere vischiosa di gomma consunta.
Uccidete, massacrate ogni parolaio falso e lagnoso,
ha costruito e progettato questo tempo sfrenato, dalla polvere del denaro
il nostro canto, la nostra poesia è stata sfregiata.
Grazie a lui la poesia risorgerà.
Fiumi e fiumi… e mari d’inchiostro imbrattano carte e muri
vespasiani d’epoca, remoti postriboli, casini, bar di notte
e strade e tane, putanai improvvisi di latta, nere o bianche limousine, fantasmi stampati in ogni parete, sussurrano.
Voglio andare a puttane in carrozza, trainata dai Lipizziani dell’imperatore Franz !
Aboliamo la parola amore! Finisca a morte. La parte antropologica del pubblico pensante per sfottute ragioni di pubblicità vuole che l’amore sia l’invenzione del sesso per gettare avanti selezionare, selezionare, selezionare i procreatori di una specie migliore sempre più simile ai vili venduti che calcano l’orbisfera.
Sempre più simili ad un simulacro d’un decrepito fanerantropo. Amore infamia, bugia suprema, ipocrisia per nascondere scopi, per nascondere l’anima e tutti gli altrove dei questa specie umana.
Amore infame tra bene e male.
Tra rari momenti di quiete e tempeste ormonali.

Amore trucco cinico inganno a favore della specie. Amore un porco … gioco intraducibile, traslitterabile.
Mentre tutti sappiamo il valore, a cosa serve solo una carezza.
Sono solo un ladro di carezze!
Cosa è mai l’amore, se non il sogno
degli egoisti perpetui, giovani? Che ne sai tu? Io per dirlo? Noi tutti, proprio tutti?
Ho viaggiato da est a ovest, da sud a nord, e viceversa Ho bevuta l’acqua del mondo!
Dopo sono tornato.
Ho conosciuto parolai del nulla, ubriachi di parole e di fumo con fegati da cirrosi.
Ho conosciuto fini dicitori di balle; grandissime falsità! Ho incontrato scorbutici perditempo, se credenti lettori di un solo libro perpetuo: quello della loro irraggiungibile arroganza.
Leggono videate di parole e ascoltano parole e pagine e pagine
di cultura riferita.
Nessuno mai approda alle parole “pensate” dette e scritte.
Che obbligano alla riflessione e al rispetto dei significati. Hanno per scopo il solo consumo di roba
il digestato si trasforma in miasmi e putridità.

Mi piacerebbe poter dire d’avere un sogno ma i fiori seminati nel cemento non crescono.

La poesia è defunta c’è puzza di cadaverina
s’ammorba il crepuscolo oltre la collina, le strade, i campi, i palazzi, della scienza e della conoscenza
dell’ intellighenzia raffinata, i giri di corrotti dai degradi, le pietre, i boschi, gli anfratti remoti.
Non c’è luogo ove cullarsi tra carezze, parole e tenerezze.
Woodstock è stato,
l’egoismo inventato proprio per consumare è qui ora.

Eppure questa gente reclama a squarciagola la POESIA!
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Ma si continua a consumare mode e ridicoli ricordi Possiedo vocabolari, enciclopedie. Ho cercato un giorno intero parole strane alla parola amore ho preso paura!
Ho mille sacchi di paure sulle spalle!

Pubblicato inPoesia

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