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Sangue e vino

questo racconto, assieme a tanti altri, me lo ha donato con tanto amore Nonna Luigia.

Lo dono a mia volta a chi avrà la pazienza  di leggerlo.

 

Gli piaceva, appena sveglio, uscire fuori dalla porta e abbracciare con un solo sguardo il suo immeso feudo. In quella Sicilia profonda, dove la terra che si possedeva costituiva, non solo ricchezza ma, anche potere e importanza, Don Ninai era il padrone assoluto e tutti i suoi mezzadri ne erano consapevoli. Si era innamorato giovanissimo di una ragazza ricca e elegante, diversa anni luce da lui che incarnava il carattere del contadino arricchito, rozzo di modi e privo di quel linguaggio seducente per risultare affascinante.

Il suo amore non fu corrisposto e questo generò in lui un rancore sordo verso le donne. Si vantava di usarle ma non ne volle sposare nessuna.

Quando la figlia di un suo fattore capitò nella sua grande casa, non si fece scrupolo di sedurla e continuò a farlo fin quando la ragazza rimase incinta. Maria aveva diciassette anni, Don Ninai quaranta. L’idea di avere un figlio lo lusingò, si sentì contento di quella vita che si stava formando grazie a lui e Maria ricevette tutte le cure e le attenzioni che una donna, prossima a diventare madre, potesse desiderare. L’attesa di quel figlio lo coinvolse totalmente e l’uomo si ritrovò a fare progetti su di lui, lo vedeva uomo, bello e capace, pronto a raccogliere l’eredità immensa che lui, suo padre, gli avrebbe lasciato. Abituato a percorrere a cavallo il feudo, per giorni interi, ora si allontanava per breve tempo, aspettava, ansiosamente quel figlio che già immaginava al suo fianco.

E finalmente Maria sentì che arrivavano le doglie, la levatrice fu avvisata e la grande casa diventò un via vai di gente che aiutava, puliva e badava a ogni cosa che il padrone desiderava. Il bambino arrivò e suo padre gonfiò il petto per l’orgoglio ma, dopo di lui arrivò anche la sorella, due gemelli quindi ma diversi da subito. Lui ben nutrito con un bel ciuffo di capelli scuri e un pianto da far tremare la casa, lei minuta esile delicata come una porcellana. Maria la prese in braccio e avrebbe voluto anche il fratello ma, il padre lo aveva già stretto nelle sue braccia. Era suo e di nessun altro. Così crebbero i due ragazzi, una venne lasciata a crescere con la madre, l’altro, Alessio divenne l’ombra del padre. Stravedeva per quel figlio e per lui sognava grandi cose.

Quando se lo trovò davanti deciso ad arruolarsi, mentre la prima guerra mondiale chiedeva uomini al fronte, si rifiutò di dargli il consenso, avrebbe mobilitato i suoi amici potenti per farlo dichiarare inabile ma Alessio fu irremovibile. Sarebbe partito per difendere il suo paese.

Intanto era tempo di vendemmia e il mosto correva a fiumi verso le grandi botti che si allineavano a perdita d’occhio nelle cantine del grande feudo.

La casa conobbe un silenzio inquietante, nessuno parlava più ad alta voce, si bisbigliava come se tutti avessero paura di disturbare il proprietario. Elisa, la gemella di Alessio tentò di avvicinarsi al padre ma non riuscì a scalfire quel cuore inaridito.

Quando arrivò la notizia della morte di Alessio il tempo sembrò fermarsi, ogni cosa che prima aveva un senso apparve inutile, spenta, superflua.

L’ufficiale che portò la notizia specificò che la morte era avvenuta per dissanguamento, la vita di Alessio si era dispersa assieme al suo giovane sangue.

Fu troppo forte quel dolore, quella perdita lo distrusse, Don Ninai sentì che anche la sua vita stava fuggendo via ma prima di cedere voleva onorare quel figlio tanto desiderato, amato più di se stesso.

Scese nelle cantine e, a una a una stappò tutte le botti. Il vino cominciò a scorrere copioso, prese la via che portava al borgo vicino, invase la piazza.Tutti capirono che qualcosa di grave era accaduto, quel vino color del sangue fece ammutolire chiunque.

Il padrone del grande feudo, colui che si vantava che non gli bastava un giorno per percorrere il perimetro dei suoi possedimenti, ora era impazzito dal dolore e faceva scorrere il suo vino, lo disperdeva, lo rendeva alla terra come il sangue che suo figlio aveva reso al suo paese.

 

Pubblicato inLuoghi del Cuore

Un commento

  1. Armando Felice Nocera Armando Felice Nocera

    Ho fatto l’errore di leggere prima la seconda parte. Adesso è tutto più chiaro.Bella pagina di vita

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