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Works

LA FRASE
“… la vita è un lavoro da sbrigare …”
CHI L’HA SCRITTO
Vitaliano Trevisan (Sandrigo, 12 dicembre 1960 – Crespadoro, 7 gennaio 2022) è stato uno scrittore, attore, drammaturgo, regista teatrale, librettista, sceneggiatore e saggista italiano. Nato nel 1960 è morto suicida il 7 gennaio 2022.
DI CHE PARLA
La vita dello scrittore e ancor prima geometra, manovale, gelataio, magazziniere, lattoniere Vitaliano Trevisan. Una storia lavorativa che prende il via all’alba dei suoi sedici anni e che si intreccerà con la vita privata dell’autore. Il tutto unito alla scelta di inseguire il sogno di diventare scrittore e di sbarcare il lunario alla ricerca di un lavoro, qualunque esso sia.
COSA NE PENSO
Cosa ci spinge a lavorare? Vitaliano Trevisan di Cavazzale, Vicenza, trova nell’acquisto di una bicicletta da uomo la sua prima risposta. A sedici anni viene invitato nella fabbrica di un amico di famiglia per guadagnarsi il denaro sufficiente per acquistare l’agognato mezzo, nel frattempo cullando il sogno di diventare scrittore.
Alla fine l’analisi lavorativa di Trevisan risulta fredda, ma non certo distaccata, a ogni momento di desiderio di essere parte della macchina produttiva si alternano disillusioni nei confronti di colleghi, dei capi reparto e dei capi ufficio, aziende e società solcate dal desiderio di potere e denaro, che risulta essere la sola, o quasi, forma di appagamento.
Ho smesso di chiedermi perchè opere come questa ricevano un’attenzione blanda da parte dei lettori e, ancor più colpevolmente, dei critici e dei recensori (gli stessi che ciclicamente si lamentano della morte del romanzo italiano, quando gli basterebbe leggere di più senza farsi condizionare da uffici stampa e relazioni di comodo). Mi limito dunque a esortarvi a leggere Works, a confrontarvi con i temi cruciali che affronta e con lo stile di Trevisan: che non si riesca in qualche modo a reagire all’inconsistenza letteraria che ci attornia e, perché no, persino a smuovere il pantano al quale ci siamo abituati, quello della corruzione, del malcostume, della rassegnazione.
Ernesto, febbraio 2022