La frase: e lei entra, nuda, le sue rughe belle come arcate…
Chi l’ha scritto: Eskhol Nevo (Gerusalemme 1971)
Di che parla: è un racconto plurale, divertito e divertente, sulle conseguenze oblique dei desideri dei vari protagonisti. L’innesco è dato da una perdita e dal bisogno di surroga che ne deriva. Dal lontano New Jersey, Geremia Mendelshtrom disancorato dalla morte della moglie, decide di riconnettersi a un’appartenenza spirituale e geografica, finanziando la costruzione di mikveh (un bagno rituale) nella Città dei Giusti, in Israele. Per il destinatario della donazione, Avraham Donino, sindaco in scadenza, è un’occasione da cui trarre vantaggio per la propria rielezione, insieme all’arrivo di nuovi immigrati russi che ha tenacemente richiesto, per anni, alle autorità statali, affidando alla prevista trasfusione di forze ed energie vitali, anche la segreta e personalissima speranza di incontrare un nuovo amore sensuale, volitivamente slavo. Intersecano queste traiettorie le storie di un capomastro palestinese, il cui nome Naim è sempre convertito nell’egemone ebraico Noam, con la pacifica passione dell’ornitologia e un incoercibile impulso al viaggio, e quella classica dell’amore tormentato tra Moshe Ben Zuk, braccio destro del sindaco, e la seducente e anticonformista Ayelet. Due persone, queste ultime, in tensione continua tra gli imperativi del corpo e quelli della fede e delle convenzioni sociali. Lo sviluppo è, a tratti, esilarante: una commedia degli equivoci cui fanno da contrappunto riflessioni intime e universali come il concetto di «trasgressione a fin di bene» esplorato da Ayelet, o la tensione erotica che, magicamente, promana dal mikveh a rallegrare i giorni ormai non troppo numerosi dell’anziana comunità.
Cosa ne penso Ho incontrato con “Soli e perduti” la scrittura lieve di Eshkol Nevo e l’ho subito amata per l’intonazione ironica nel trattare temi profondi, tipica della tradizione letteraria ebraica, declinata con peculiare gentilezza. Posso immaginarmelo mentre scrive con un sorriso accennato e l’occhio umido, cercando, con compassione, di non infierire sui personaggi. Né su chi legge. Con mite efficacia.
Iaia, 4.2022

