LA FRASE
“La parodia è nell’arte, perché è nella vita: accanto all’infinitamente grande, vi è l’infinitamente piccolo. Non a caso qualcuno ha definito il ridicolo come il sublime a rovescio”.
CHI LO HA DIRETTO
Mario Martone, classe 1959, si è dedicato al teatro, come autore, come regista e come fondatore di compagnie teatrali, animando per moltissimi anni la scena italiana. Il suo primo lungometraggio è del 1992 Morte di un matematico napoletano per il quale vince il Nastro d’Argento a Venezia, nel 1995 presenta, a Cannes, L’amore molesto dal romanzo di Elena Ferrante con il quale vince il Davide di Donatello. Firma numerose regie di spettacoli teatrali e di opere liriche e per 10 anni dirige il Teatro Stabile di Torino. Ha diretto Come credevamo, Il giovane favoloso e una trasposizione moderna de Il sindaco del Rione Sanità.
DI COSA PARLA
Eduardo Scarpetta, grande uomo nel teatro ma laido, egoista, accentratore in famiglia, osannato dal pubblico e dalle donne a lui devote, dalle quali ha avuto una moltitudine di figli, all’apice della sua fama, sfida, per superficialità o per narcisismo, Gabriele D’Annunzio, con una parodia de La figlia di Iorio, un dramma del poeta abruzzese. Questi lo denuncia per plagio e per la prima volta Scarpetta viene contestato, in scena, da una parte del pubblico e dai suoi colleghi autori e artisti. Finisce in tribunale per plagio. A difenderlo sarà Benedetto Croce, ma da quella vicenda, Scarpetta, sebbene assolto, uscirà distrutto e lascerà le scene.
COSA NE PENSO
213 minuti di scene di recite teatrali e di vita familiare, appesantiti dai sottotitoli, nonostante la bravura degli attori mi hanno lasciato stremato. Forse si sarebbe potuto tagliare qualcosa, ma questo non è nelle corde di Martone che ha preferito la fedeltà nella ricostruzione dettagliata dell’ambiente familiare e di quello del teatro napoletano dell’epoca, piuttosto che concentrarsi sullo scontro tra le due concezioni dello spettacolo e dell’arte e in definitiva tra due mondi lontani e incomunicabili. La frase iniziale è di Benedetto Croce.
Pier, 2.2022

