LA FRASE
“Posso sapere qual’è la missione?”
“No. Tu non puoi saperlo”
CHI L’HA DIRETTO
Matthew Michael Carnahan alla sua prima regia e all’ottava sceneggiatura, dopo The Kingdom, Leoni per agnelli, State of play. La produzione è americana, il cast è arabo, la fotografia è affidata a Mauro Fiore, Oscar per Avatar. Il film è tratto da una storia vera, pubblicata in un articolo del New Yorker ed è dedicato alla Squadra della Polizia Irakena Swat Nineveh.
DI CHE PARLA.
Siamo a Mosul, terza città più popolosa dell’Irak, occupata dal 2014 dall’Isis.
E’ il 2018: in piena offensiva per la liberazione della città per la quale lottano insieme irakeni, curdi, iraniani e forse speciali americane.
Il racconto ha come protagonisti i poliziotti di una squadra speciale irakena, tutti di Mosul, con più di un motivo per sconfiggere i miliziani di Daesh.
Un poliziotto ventenne viene accolto all’interno della squadra e noi lo seguiamo per le strade, i vicoli, le case, i palazzi sventrati pieni di cecchini: con tutto l’orrore della guerra, senza un’esaltazione della violenza ma con tutta la tenerezza e l’umanità possibile, fino all’ultima sequenza che svela qual’è la missione della squadra e come essa coinvolgerà anche l’ultimo arrivato.
COSA NE PENSO
Mi sono imbattuto per caso in questo film, scettico perché pensavo fosse l’ennesimo film di guerra con gli americani buoni e arabi di qualche nazionalità cattivi di turno. Mi sono rapidamente ricreduto: il film è recitato in arabo con attori di ottimo livello (bravissimo l’interprete del maggiore), la fotografia è curatissima, le riprese ti fanno sentire lì, fra i vicoli e la morte. Il finale imprevisto e tenerissimo mi ha commosso e mi ha fatto scrivere questa recensione con l’invito a tutti a non perderlo.
Su Netflix
Pier, 1.2022

