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Macbeth

La tragedia di Shakespeare ha avuto numerosi trasposizioni nel cinema: 8 solo nel cinema muto, più altre 9 – compresa l’ultima firmata Joel Coen – nel cimena recente. Si sono misurate con Shakespeare, tra gli altri, Orson Welles, Akiro Kurosawa, Roman PolansKi e più di recente Kurzel e Coen.
Guido Costolo ha curato questa recensione del film firmata Justen Kurzel
I versi: Io ho allattato, conosco la dolcezza del bimbo che ti succhia il seno: ma se avessi giurato quel che tu hai giurato, anche nell’attimo in cui mi sorridesse, staccherei la mammella dalle sue gengive e gli fracasserei la testa.
Chi l’ha diretto: J. Kurzel, nel 2015; gli interpreti principali sono Michael Fassbender e Marion Cotillard; è stato un flop al botteghino, ma apprezzato dalla critica.
Di che parla: il film si apre con una scena non presente nel testo shakespeariano: il funerale del figlio di Macbeth. Il regista si basa sui versi di Lady Macbeth riportati sopra, dai quali si potrebbe intuire una maternità. In effetti, in questa versione sono i giovani eredi ad essere sempre in primo piano: Malcolm, i figli di Macduff, ma soprattutto Fleance, il figlio di Banquo. Va ricordato che Shakespeare scrive l’opera con intenti legittimativi a favore di Giacomo I, successore di Elisabetta I, che sarebbe discendente di Fleance: sovrano per natura e divinità, sfuggendo ai giochi del potere e della follia (innaturale).
Cosa ne penso: il tono di voce basso dei personaggi rende i versi più simili al parlato che al recitato, più naturali. I monologhi diventano dialoghi: hanno sempre una controparte, parto della follia o reale che sia, e contribuiscono a spiegare meglio quanto accade. L’ambientazione, scarna, è corretta. Il Macbeth storico (un buon re) vive nella Scozia dell’XI secolo prima che i Normanni portino cavalli da battaglia e castelli (sempre anacronistici!), per cui scontri a piedi, sporcizia, freddo e capanne in legno filologicamente accurati. Il tutto è sempre accompagnato da fiamme, fumo o nebbie che lo rendono visivamente inquietante ed emozionante. La troppa crudeltà percepita è quella dell’epoca: Macbeth e consorte non compiono nulla di strano. Il criminologo Manuel Eisner ha contato le morti violente tra 1513 sovrani europei: a fronte dei 90 morti in battaglia, ben 219 vengono assassinati. Perché allora, la follia? Lui tentenna, lei lo sprona al delitto: che si senta in colpa per non potergli dare un nuovo erede?
Guido, 2.2022