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Le otto montagne

LA FRASE
«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.»
CHI L’HA SCRITTO
Classe 1978, Paolo Cognetti ha le sue prime esperienze nella scrittura a soli 18 anni. Frequenta la facoltà di Matematica all’Università di Milano, e studia letteratura americana da autodidatta. Non convinto della strada che ha intrapreso si iscrive e si diploma alla Civica Scuola di Cinema di Milano. Realizza documentari e fonda con Giorgio Carella Cameracar, casa di produzione indipendente. Ma la sua vera strada è la scrittura. Ama infinitamente la montagna: quando era piccolo andava con i suoi per i mesi estivi nella loro baita in Valle D’Aosta.
DI CHE PARLA
Pietro è un ragazzino di città, solitario e scontroso. C’è una passione che unisce i genitori di Pietro: la montagna, perché in montagna si sono conosciuti, innamorati, e infine sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La famiglia scopre un paesino ai piedi del Monte Rosa, e in quel posto trascorrono tutte le estati. In paese Pietro conosce un coetaneo, Bruno, che si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte; sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero.
COSA NE PENSO
Per innamorarsi di questo romanzo potentissimo non è necessario essere un alpinista, né un amante sfegatato della montagna. Però aiuta.
Perché la montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli, la montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura.
Paolo Cognetti ha scritto questo romanzo, definito “di formazione”, con uno stile magnetico e adulto. E poi mi piace chi scrive per esplorare i rapporti accidentati, granitici, chi si impegna a trovare sempre nuove possibilità di imparare e si chiede qual è il nostro posto nel mondo.
Ernesto, 12.21