LA FRASE
«Ce la caveremo, vero, papà?” Sì. Ce la caveremo” “E non ci succederà niente di male.” “Esatto.” “Perché noi portiamo il fuoco” “Sì. Perché noi portiamo il fuoco».
Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia. Disse: “Se non è lui il verbo di Dio, allora Dio non ha mai parlato”.
CHI LO HA SCRITTO
Cormac Mc Carthy, classe 1933, lo pubblica nel 2006 e nel 2007 vince il Premio Pulitzer. Diventa un film nel 2009, due anni dopo il successo di quello dei Cohen tratto dall’altro suo libro “Non è un paese per vecchi”.
DI COSA PARLA
Un Padre e un Figlio attraversano un mondo desolato e spettrale, infestato da bande di sub umani violenti e cannibali, spinti verso il Sud dalla speranza di trovare una salvezza che appare, pagina dopo pagina, sempre più impossibile. La Madre cha aveva preferito suicidarsi, convinta che ormai si era “diventati dei morti viventi in un film dell’orrore”, rappresenta il passato dal sapore dolcissimo spazzato via dal cataclisma, mentre il futuro è affidato al “fuoco” che i due custodiscono e che sarà il lasciapassare che metterà in salvo il figlio.
COSA NE PENSO
La metafora di Mc Carthy è potente ed attualissima. Il panorama descritto è apocalittico: non solo la Natura è stata annientata ma il “vivente” ha smarrito ogni carattere di umanità. Una guerra nucleare, un disastro ambientale, una pandemia gestita in maniera divisiva e strumentale: questo è il “prima” che il libro si apra sui due in cammino, Padre e Figlio che non avranno mai un nome proprio, rappresentando la Diade elementare, l’ultimo baluardo di una umanità annientata. Dalla loro parte hanno la Speranza ed il Fuoco: ma tanto basta e basterà. Per un credente la metafora del libro è chiara e richiama ad un impegno pressante: tenere vivo il Verbo nella barbarie che ci circonda. Quando lo lessi e mi commosse fino ai singhiozzi, pensai che indicava ciò distingue il ruolo di Padre e indirizza il “cammino” di una qualsiasi paternità: la salvaguardia nel proprio figlio dell’identità umana e la trasmissione di una eredità valoriale, di un fuoco per il quale valga la pena vivere.
Pier, 12.21

