LA FRASE
“Le cose più difficili da raccontare sono quelle che noi stessi non riusciamo a capire”.
CHI L’HA SCRITTO
Terzo libro di Elena Ferrante, dopo L’amore molesto del 1992 e I giorni dell’abbandono del 2004. La figlia oscura, uscito nel 2006, è diventato un film diretto da Maggie Gyllenhaal, al suo esordio alla regia, interpretato da Olivia Colman, nelle sale a marzo.
DI COSA PARLA
La Ferrante ci propone alcuni dei temi a lei cari, già presenti nei suoi primi libri e che troveranno un pieno sviluppo nella quadrilogia de L’amica geniale: il rapporto fra donne, la trasformazione dell’identità femminile nella gravidanza, i turbamenti propri della maternità, la relazione tra madre e figlia, la napoletanità. Leda, la protagonista, insegna letteratura inglese, ha 48 anni e due figlie di 24 e 22 anni ed è divorziata da tempo. Lasciata sola dalle figlie, che hanno raggiunto il padre in Canada, parte per un paesino della costa ionica. Lì sulla spiaggia viene incuriosita da una giovanissima madre, Nina e dal suo rapporto con la figlia, Elena, che passa tutto il tempo a giocare con una bambola. Le osserva attentamente finché riesce ad avvicinarle: questo incontro le farà rivivere il suo rapporto turbolento con le figlie quando erano dell’età della bambina. Presa nel vortice delle sensazioni e del malessere riproposto dai ricordi compie un gesto “opaco” per il quale si pentirà rapidamente.
COSA NE PENSO.
Concita De Gregorio scrisse “Una madre lo sa” nella quale smentiva, sulla base di storie vere di “madri”, il cliché più diffuso della Madre: tutta pazienza-perseveranza-abnegazione. No, esistono turbamenti anche molto violenti che attraversano “ogni” madre nel rapporto con i propri figli, spesso negati anche a sé stesse per sfuggire ai sensi di colpa e non incorrere nella riprovazione sociale. La Ferrante nel romanzo affronta questo tema che, grazie alla sua capacità di tirare dentro la storia il lettore, coinvolge e lascia turbati e attoniti.
A me il libro è piaciuto molto e lo consiglio vivamente.
Pier, 2.2022

