LA FRASE
Una cauta tristezza è calata su ogni cosa, come su antichi luoghi dell’infanzia che ora sono mutati.
CHI L’HA SCRITTO
Werner Herzog è regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore e attore tedesco. È tra i più importanti esponenti del cosiddetto nuovo cinema tedesco e uno dei massimi cineasti viventi. Ha prodotto, scritto e diretto più di 50 film, ha pubblicato libri e diretto opere liriche.
Il suo cinema è stato considerato “sull’orlo della follia”, ma senza troppi toni scuri, l’inquietudine è tutta nella logica o nelle atmosfere inquietanti che riesce a creare. Il suo cinema si alimenta di sogni, di nostalgie e di desideri collettivi, molto più che di realtà.
E nei suoi sogni, nelle sue nostalgie e nei suoi desideri c’è sempre la Natura. Sia essa il volto di una verde giungla o di un sabbioso deserto. Va detto che Herzog la natura non l’ha mai amata: “… è stupida, oscena e sbagliata, ma vitale perché inevitabilmente primitiva, casuale e irripetibile”.
DI CHE PARLA
È il diario tenuto da Herzog durante i due anni e mezzo di lavorazione del suo film-limite Fitzcarraldo nella giungla amazzonica: un’impareggiabile avventura, tra enormi difficoltà logistiche e mutamenti nel cast che, alla fine, comprenderà Klaus Kinski e Claudia Cardinale (Mick Jagger sciolse il contratto). Il regista tedesco ha definito queste pagine “più appassionanti del film stesso”.
COSA NE PENSO
Il film è un capolavoro. Il libro è affascinante, documenta una delle più folli imprese della storia del cinema. Sono impressionanti i disagi patiti in prima persona da Herzog e fatti patire alla sua troupe). “Fitzcarraldo” è il risultato di una lotta terribile con il caldo infernale della giungla, con le malattie, le zanzare, le inondazioni, i serpenti velenosi, le difficoltà finanziarie e burocratiche. Numerosi gli incidenti occorsi sul set (tra cui alcuni mortali) e numerose anche le intemperanze dell’attore-protagonista Klaus Kinsky, legato a Herzog da un rapporto di amore-odio. Lo stesso rapporto che lega il regista alla foresta vergine.
Ernesto, 12,21
