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Furore

LA FRASE
” I campi erano fecondi, e i contadini vagavano affamati sulle strade. I granai erano pieni, e i figli dei poveri crescevano rachitici, con il corpo cosparso di pustole di pellagra. Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.”
DI CHE COSA PARLA
La storia della famiglia Joad è quella di centinaia di migliaia di famiglie americane, ridotte alla fame negli anni della grande depressione: private dalla loro terra, cacciate dalle case, costrette a cedere i loro averi in cambio di mezzi di fortuna sui quali caricare i familiari ed affrontare una traversata dall’Oklahoma verso il Sud, verso il miraggio di una vita nuova nella verde California. Un sogno che diventa un incubo perché le masse di immigrati, gli “Okie” come vengono chiamati con disprezzo dai locali, conosceranno lì la malvagità dei padroni, la fame, le malattie, la morte. E la rabbia. Ma proprio in quel panorama di desolazione e rovina, è proprio fra i poveri che fioriscono i segni autentici di una insopprimibile umanità.
CHI LO HA SCRITTO
John Steinbeck considerato uno dei massimi esponenti della letteratura americana, vinse, nel 1940, il Premio Pulitzer per questo romanzo e il Premio Nobel nel 1962. Ci ha lasciato oltre a Furore, opere possenti quali Uomini e Topi, la Valle dell’Eden e Pian della Tortilla: al centro di tutte c’è la condanna senza appello della disuguaglianza sociale, come portato del “sogno americano”, e l’esaltazione di un’innata solidarietà di classe fra gli sfruttati.
COSA NE PENSO
Steinbeck scrive così bene che è capace di farti sentire lì ad ascoltare i sermoni del predicatore visionario Clacy o che vivi la rabbia che fermenta in Tom Joad. Le righe finali del libro, con la descrizione del gesto di compassione estrema di Rosa Tea, ti riempiono gli occhi di pianto e il cuore di autentico furore.
Pier, 12.21