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Cristo tra i muratori

LA FRASE
“… luce degli occhi miei, lievito del sangue mio, com’è possibile …?”
CHI L’HA SCRITTO
Pietro Di Donato (1911-1992) è stato uno scrittore e muratore americano noto soprattutto per il suo primo romanzo, Christ in concrete, pubblicato nel 1939 e definito “uno dei più grandi romanzi proletari di tutti i tempi” dalla critica contemporanea.
DI CHE PARLA
Cristo fra i muratori (Christ in concrete – Cristo in calcestruzzo) racconta la vita e i tempi del padre dell’autore, il muratore Geremia, ucciso nel 1923 in un crollo edilizio.
COSA NE PENSO
Cristo fra i muratori è un tesoro dimenticato. È un giudizio, un dito puntato contro lo splendore americano. Contro i miti di progresso, contro il liberismo e la politica del consumo sfacciato. Nella sua caldarella Di Donato impasta sostanze eterogenee e sulla carta incompatibili, assemblando echi evangelici con grumi di dialetto nostrano, calcinacci di un inglese da strada e detriti di parlate di ogni dove. Il risultato è una full immersion di fortissimo impatto nei meandri di quel laboratorio umano a cielo aperto in cui lavoro fa rima con sfruttamento, salario è sinonimo di fame e sei costretto a disinfettarti con l’urina le piaghe su mani e schiena, assistendo inerme alla mattanza di cantieri-lager in cui puntualmente vedi morire o invalidarsi parenti stretti e l’amico più caro. Forse non si tratta di un libro comunista, anche se Dmytryk avrebbe dovuto pensarci due volte prima di adattarlo per il cinema, ma sicuramente è un libro proletario, operaio. Racconta di come a costruire il progresso fossero il sangue e i calli di chi non lo avrebbe mai visto. In Italia l’ultima edizione degna di nota di Cristo fra i muratori risale al 1971 (Oscar Mondadori, traduzione di Eva Amendola, madre di Giorgio), e poi è stato ripescato dalla piccolissima Textus nel 2014, per la nuova traduzione di Sara Camplese, non all’altezza della prima, pur molto lirica, e con l’introduzione di Fausto Bertinotti. Insomma, forse varrebbe la pena di andare a cercarlo, se non altro per farsi un’idea di quanto il tempo che passa non ammorbidisca le cause.