La Recensione di Iaia De Marco
LA FRASE “Mi piacerebbe morire prima, ecco” “Prima di che?” […] “prima che la vita perda le sue belle piume. Prima che tutte le rose diventino grigie.”.
CHI L’HA SCRITTO Romain Gary
DI CHE PARLA È un’intelligente tessitura di piccoli avvenimenti, reali e talvolta immaginari, che fa da sfondo sgranato al tormento introspettivo. Racconto sofferto e penoso del declino fisico, simbolicamente identificato in quello sessuale che il rapporto con una giovane donna rende insostenibile. L’equivoco della potenza maschile e il malinteso sulle aspettative femminili sprigionano potenziale distruttivo, riducendo amore, desiderio, fantasia e voglia di futuro alle intermittenze del pene, inesorabilmente convertito da strumento di piacere in infido memento mori. È un veleno sottile che s’insinua nella percezione di sé e contamina tutto, fino a svuotare di senso ogni cosa. È il biglietto non più valido di un uomo coraggioso, frequenti sono le allusioni al passato da resistente gollista, che non ha il coraggio di affrontare la vecchiaia. È incapace di pensarsi disarmato, perché il succo e quindi la concezione è questa, davanti alla sua donna e dunque l’allontana fino ad abbandonarla (si intuisce), punendola per la sua giovinezza, senza capirne l’amore e la forza rigeneratrice. E, ancora più triste, lasciando al figlio una memoria di questo suo cupo percorso verso la dissoluzione, così da garantire l’ereditarietà della “maledizione”.
COSA NE PENSO L’intonazione è suadente, la scrittura illuminata (non luminosa), elegante, ricca, ma senza ridondanze. La storia produce la sensazione d’insieme di un paradosso: il maschile, accreditato da tradizione filosofica secolare quale detentore della razionalità (vs il femminile incatenato alla fisicità), proprio nella stagione in cui il pensiero beneficia massimamente anche dell’esperienza, atterra e si disintegra sulla caducità del fisico, perdendo le proprie coordinate esistenziali.
Iaia, 5.2022

