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Quel viaggio indimenticabile 5

PROGETTO “DI CHE SOGNO SEI”  CORSO DI SCRITTURA

ESERCITAZIONE:

Scrivere un racconto di almeno 400 parole con un INCIPIT COINVOLGENTE evitando:

IL VERBO ESSERE, FARE, DIRE, STARE, RISPONDERE, ASCOLTARE, VEDERE, GUARDARE, COSA, QUALCOSA, BELLO, BRUTTO, POSSIBILE, MOLTO, TANTO, PERCHE’.

TITOLO: QUEL VIAGGIO INDIMENTICABILE

 

Il vento soffiava forte sul porto, spingendo le onde contro la banchina. Un odore di sale e pesce fritto riempiva l’aria, con il suono dei gabbiani che mi volavano sopra la testa. Avevo lasciato il mio piccolo paesino per visitare Genova, una città meravigliosa che mi ha sempre affascinato per la sua storia e per il suo splendore.
Mi avventurai tra i vicoli stretti del centro storico, le “creuze”, dove c’erano le botteghe artigiane con prodotti tipici e palazzi antichi con facciate colorate e piccole piazzette nascoste. Sentii un’atmosfera unica, un mix di tradizione e modernità.
Raggiunsi il Porto Antico, un luogo vivace e pieno di vita. Ammirai il Galeone Neptune, una replica di un’antica nave pirata, e l’Acquario di Genova, meraviglioso e pieno di forme marine. Mi sedetti su una panchina, osservando le barche e i pescherecci che andavano e venivano .
Salii sulla Lanterna, il faro simbolo della città, dove si ha una vista mozzafiato su Genova e sul mare. Da qui si possono vedere le montagne che circondavano la città, le case colorate che si arrampicavano sulle colline e le navi che entravano e uscivano dal porto.
Visitai le vie di Via Garibaldi, ammirando i palazzi nobiliari con i loro affreschi e le loro decorazioni elaborate. Entrai in una bottega di cioccolato e mangiai i “canestrelli”, biscotti tipici genovesi, e la “sacripantina”, un dolce a base di pan di spagna e crema.
Genova mi conquistò con la sua autenticità e il suo carattere unico. Un viaggio indimenticabile che mi lasciò un ricordo inciso nel cuore. (filippo)

 

In una lontana mattina di luglio, Marta e i suoi amici arrivarono alla loro meta per le vacanze estive, la casa di un guardiano del faro situata in un piccolo paesino sulla costa del portogallo; sono riusciti a pagarsi questo viaggio risparmiando soldi per un anno e mezzo, ovviamente dividendo la spesa tra gli 8 partecipanti e compiendo molti sacrifici. Il gruppo come già detto era composto da 8 partecipanti compresa Marta a cui se ne aggiungeranno altri nel corso della storia ma questo lo vedremo più tardi. 4 erano maschi mentre 4 erano femmine, tra queste 8 persone erano presenti 3 coppie anche se le ultime 2 persone rimanenti, a detta di tutti, si frequentavano in segreto senza rivelarlo a nessuno. Appena arrivati decisero di spartirsi immediatamente le camere al fine di risolvere subito questo problema, la camera in cui tutti volevano stare era quella sopra al faro dove una volta era posizionata la luce che avvertiva le imbarcazioni della prossimità alla costa in quanto era quella con la vista migliore. Alla fine si decise che la camera doveva spettare a Marta in quanto si era occupata lei della prenotazione e forse era quella che più di tutti si era impegnata per compiere questo viaggio. Per festeggiare l’arrivo a destinazione decisero di  assistere tutti insieme al tramonto dal balcone in camera di Marta, era stata un’altra loro amica a consigliarli di assistere almeno una volta a quello spettacolo, e così osservarono tutti insieme quella meraviglia, alla quale nel corso dei secoli hanno dedicato pure poesie, fiabe e canzoni. Andarono poi a dormire anche se a notte inoltrata, quando Marta si svegliò grazie al suono delle onde che si infrangevano sugli scogli capì subito perché quel posto era considerato tanto magico. Così dopo aver fatto colazione con del pane e burro decise di andare a passeggiare lungo la riva del mare e a raccogliere conchiglie nel caso ne avesse trovate di suo piacimento. Camminò ancora e ancora fino a quando non si imbatte in una di quelle conchiglie nelle quali si racconta che si possa udire il rumore del mare, insomma una di quelle che tutti noi abbiamo visto almeno una volta all’interno di film o serie tv. Questa però a Marta sembrava diversa coì se la pose all’orecchio e sentì un rumore di onde cosi bello, così rilassante che una volta tornata in casa raccontò ai suoi compagni che sembrava quasi di udire il canto di una sirena. Ci siamo tuttavia dilungati fin troppo quini direi di incominciare con la nostra storia…” (pietro p.)

 

Circa un mese fa, grazie alla nostra scuola, siamo andati in viaggio una settimana a Málaga. L’attesa era finita, e finalmente si partiva. Dopo 2 ore il pullman si fermò davanti all’aeroporto e tutti scesero con gli zaini sulle spalle. L’eccitazione era alle stelle: finalmente si partiva per Málaga. Il check-in passò tra chiacchiere e merende fini a quando non fu il momento di imbarcarci. Era la mia prima volta in aereo e provavo un misto di curiosità e ansia. Il decollo fu un’esperienza strana: la spinta contro il sedile e la vista della città che diventava sempre più piccola mi lasciarono senza parole. Il volo durò circa tre ore, tra risate, musica e tentativi di dormire. Quando l’aereo toccò terra, un brivido di emozione mi attraversò. Guardando fuori dal finestrino, il paesaggio trasmetteva un’atmosfera estiva, sensazione confermata appena scesi dall’aereo. Sembrava un luogo di un film. Niente a che vedere con il freddo che avevamo lasciato a casa. Un pullman ci portò in stazione, dove la professoressa iniziò a mandarci ogni gruppo con la propria famiglia ospitante. Nei giorni seguenti, il programma fu intenso: lezioni di spagnolo al mattino e visite nel pomeriggio. Camminammo per le strade del centro storico, esplorammo il mercato di Atarazanas e assaggiammo churros con cioccolata in una caffetteria tipica. Inoltre abbiamo cenato tutti insieme in un locale tipico dove il cibo ci lasciò a bocca aperta e abbiamo visto un tramonto in catamarano che fu spettacolare. La mia meta preferita fu Alcazaba, una fortezza araba che sembrava uscita da un film. Dai suoi bastioni si vedeva tutta la città, il porto e il mare che brillava sotto il sole. Ma sicuramente il momento più divertente di tutti fu quello in spiaggia. Appena arrivati, abbiamo lasciato gli zaini sulla sabbia e ci siamo diretti verso l’acqua. Due persone si tuffarono mentre io e qualche altro mio compagno ci siamo messi a giocare con una palla comprata precedentemente. Quando arrivò il momento di tornare a casa, nessuno voleva partire. Málaga ci aveva conquistati con la sua atmosfera, il sole, il mare e le serate piene di risate. Salendo sull’aereo, tutti sapevamo che quel viaggio sarebbe rimasto nei nostri ricordi per sempre. (enrico)

 

A seguito della fine delle lezioni, Marco si preparò per recarsi presso le montagne innevate del Trentino per trascorrere le vacanze di Pasqua con la sua famiglia; non sapeva ancora quello che sarebbe successo in quei giorni.

Dopo un’ora di viaggio, le prime montagne iniziarono a intravedersi dal piccolo finestrino della macchina. Susa, piccolo paesino montano in provincia di Trento, distava solo due ore dalla casa di Marco. Il tragitto in macchina passò molto velocemente e Marco, durante le ore di viaggio, ne approfittò per riposare e prepararsi per le avventure dei giorni seguenti.

La casa, costruita in un tipico stile montano, comprendeva due piani e un grande giardino che d’inverno si riempiva di neve. Marco amava questo luogo di vacanza in quanto per lui rappresentava pace e tranquillità lontano dalla frenesia del mondo di tutti i giorni.

Arrivati all’ora del tramonto, la famiglia decise di andare direttamente a cenare per provare un nuovo ristorante tipico nella città di Trento e poi ritornare verso casa per la notte. Conclusa la cena e arrivati a casa la famiglia si preparò per dormire. Marco, impostò la sveglia alle sette del mattino seguente, in modo da avere tutto il tempo necessario per prepararsi per l’avventura della giornata.

La mattina, la colazione venne servita e, dopo aver indossato una tuta da sci, la famiglia si preparò per una passeggiata sulla neve a trenta minuti dal piccolo paesino.

Marco amava la montagna e ancora di più la neve, per questo non vedeva l’ora di iniziare la camminata. Durante il viaggio, rimase colpito dalla vista dei boschi innevati e dai piccoli fiocchi che stavano cadendo dal cielo e si attaccavano al finestrino della macchina.

Arrivati al luogo di partenza, Marco e la sua famiglia iniziarono a camminare seguendo il sentiero. Durante la passeggiata Marco si divertiva a lanciare palle di neve alla sua famiglia, giocare con la neve e buttarsi su di essa. I piccoli fiocchi di neve continuavano a cadere sopra le teste della piccola famigliola rendendo l’atmosfera magica e mozzafiato.

Dopo un’ora di camminata, arrivarono ad un piccolo rifugio immerso nella neve dove Marco decise di prendere un piatto di canederli per recuperare le energie e riscaldarsi prima di tornare alla macchina.

Infine, dopo un po’ di riposo, Marco e la sua famiglia decisero di iniziare la discesa. Fuori la neve continuava a cadere e con le sue sorelle, Marco, si divertì a giocare.

Durante il ritorno la famiglia giocò con la neve e parlò delle avventure dei giorni seguenti. Marco non poteva credere alla giornata appena passata; non si dimenticherà nulla di quei giorni trascorsi con la sua famiglia e di quel paesaggio innevato. (clara)

 

L’aria freddolosa del mattino accarezzava il volto di Marco, mentre il treno, lento e inesorabile, si allontanava dalla stazione ferroviaria. Ogni battito cardiaco sembrava sincronizzato con il ritmo dei binari, un suono familiare che diventava simbolo di nuove speranze. La sua valigia, pesante di progetti e aspettative, giaceva accanto al sedile, ma la mente correva altrove, verso prospettive ancora ignote.

Il paesaggio, che sfrecciava rapidamente fuori dal finestrino, rivelava ampie distese verdi e folti boschi, che si alternavano con piccoli villaggi. Marco non riusciva a distogliere lo sguardo da quei panorami che sembravano dipinti, uno scenario che mai avrebbe immaginato di ammirare. La meta? Una terra lontana e misteriosa, dove il cielo e la terra si fondono in un abbraccio infinito. Ma le ragioni di quel viaggio restavano un enigma, perfino per lui.

Una donna seduta sola nella penombra, avvolta in un lungo abito scuro e con un cappello che le nascondeva metà volto, catturò l’attenzione di Marco con i suoi discorsi bisbigliati. Ogni tanto lasciava sfuggire frasi sussurrate a se stessa, come se stesse rievocando ricordi di qualcuno assente attraverso le parole. Sul viso di Marco comparve un lieve sorriso, ipnotizzato dal mistero che le persone solitarie portano con sé come segreti sussurrati dal vento.

Poco dopo, il treno attraversò un ponte che sovrastava un fiume impetuoso. L’acqua scorreva veloce, bianca e spumeggiante, e Marco, senza pensarci, si alzò dal sedile e si avvicinò al finestrino. La corrente sembrava sfidare ogni ostacolo, proprio come i suoi pensieri confusi che si accavallavano nella sua mente. Un viaggio verso l’ignoto, in cerca di risposte ma soprattutto per allontanarsi dal passato che lo tormentava.

La stazione successiva sembrava sospesa nel tempo. Case di campagna dai colori sbiaditi si susseguivano all’orizzonte, delimitate da strade polverose e alberi secolari. Marco scese dal treno con decisione, come se quella fermata fosse stata progettata apposta per lui. I bagagli, prima pesanti come le sue responsabilità, ora sembravano più leggeri, alleggeriti dall’aria fresca e dalla speranza di un nuovo inizio.

Il viaggio, a quel punto, non era più solo una questione di distanza fisica. Ogni passo lo conduceva verso una scoperta interiore. Nessuna destinazione, nessun percorso, ma solo un viaggio in continua evoluzione, dove ogni incontro, ogni sorriso, ogni respiro diventava parte di una storia unica, indimenticabile.

Con il cuore gonfio di emozioni, Marco si incamminò verso l’ignoto. Quel viaggio indimenticabile stava iniziando. (martina)

 

Il vento ululava, frustando i rami spogli degli alberi. La pioggia incessante sbatteva sulle finestre, creando un ritmo martellante. Un lampo squarciò l’oscurità, illuminando per un istante la figura solitaria che si muoveva nel buio. Un ragazzo,con tanto di zaino in spalla, avanzava in modo spedito lungo il sentiero che si snodava tra i boschi. La sua meta: la vecchia baita abbandonata.
Il ragazzo, di nome Luca, conosceva quel sentiero come le sue tasche. Innumerevoli volte lo aveva percorso, alla ricerca di emozioni forti e di adrenalina. Ogni passo lo avvicinava al suo obiettivo, un luogo avvolto nel mistero e nella leggenda. Si narrava che la baita fosse infestata da spiriti inquieti e anime intrappolate. Luca, però, non temeva queste storie. Anzi, le trovava affascinanti, un modo per sfuggire alla monotonia della vita quotidiana.
Giunto alla baita, Luca spinse la porta cigolante e si addentrò nell’oscurità. L’odore di legno marcio e di umidità gli solleticò le narici. Con cautela, si mosse tra le stanze polverose, illuminando il cammino con la torcia del cellulare. Ogni rumore, ogni ombra, alimentava la sua immaginazione. Improvvisamente, un tonfo sordo lo fece sobbalzare. Il cuore gli martellava nel petto. Si voltò di scatto, puntando la torcia verso la fonte del rumore.
Un gatto nero, con gli occhi brillanti come fossero due Lune piene, lo fissava immobile. Luca tirò un sospiro di sollievo. Era solo un gatto. Ma qualcosa non quadrava. L’animale non sembrava spaventato dalla sua presenza. Anzi, lo osservava con un’intensità che metteva i brividi. Luca provò una strana sensazione, come se il gatto potesse leggere nella sua mente.
Decise di ignorarlo e di esplorare la baita. Trovò una vecchia mappa, ingiallita dal tempo, che raffigurava i sotterranei dell’edificio. La curiosità lo spinse a cercare l’ingresso segreto. Dopo diversi tentativi, riuscì a scovare una botola nascosta sotto un tappeto polveroso. Senza esitazione, si calò nelle viscere della baita.

Il buio era totale. L’aria, densa e fredda, gli entrava nei polmoni. Avanzò a tentoni, seguendo il suono di un leggero gorgoglio. Giunse a una stanza sotterranea,

illuminata da una fioca luce verdastra. Al centro, una fontana di pietra zampillava acqua limacciosa. Un brivido gli percorse la schiena. Aveva la sensazione di non essere solo.
Improvvisamente, una figura emerse dall’ombra. Un ragazzo, pallido e emaciato, lo fissava con occhi spenti. Luca balbettò qualche parola, ma l’altro non rispose. Si avvicinò lentamente, allungando una mano scheletrica. Luca indietreggiò, terrorizzato. Si voltò e corse verso l’uscita, inciampando e cadendo più volte. Raggiunse la botola e si arrampicò, chiudendola alle sue spalle.

Senza fiato, si precipitò fuori dalla baita, sotto la pioggia battente. Non si voltò indietro, non rallentò la corsa. Voleva solo allontanarsi da quel luogo maledetto, dimenticare ciò che aveva visto. Ma sapeva che non ci sarebbe riuscito. L’immagine del ragazzo pallido, con gli occhi spenti, lo avrebbe perseguitato per sempre. (nicholas)

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