Si è ciò che si è. Una affermazione. Una verità indiscutibile. Almeno dinanzi a sé stessi è così. Poi ci sono i rapporti, le relazioni, i consessi, le realtà. E qui subentrano altri fattori che includono l’ essere individuo ma non escludono altri elementi e dati.
I rapporti sono strade a doppia corsia, altrimenti sono fugaci incontri di anime che rimangono monadi a dispetto di qualche amplesso.
Ho una mia concezione dei rapporti, che, proprio perché ho sottolineato mia, non ha la presunzione di essere dogma.
I rapporti umani, proprio per la variegata portata dell’indole di ciascuno, sono strade a doppio senso di circolazione, con immissioni a volte facili a volte temerarie a volte difficilissime nelle corsie altrui.
Sono alchimie e proprio per questo non possono essere falsate da forzature o imposizioni.
Tuttavia, come ogni cosa che ha un doppio senso di marcia, comporta un rallentamento quando occorre, un accostamento quando necessita, persino una inversione a U quando il momento lo richiede. E non ci si può trincerare, almeno non ci si dovrebbe trincerare, dietro : io sono fatto/a così.
Perché le relazioni umane sono appunto alchimie in cui l’io trascende e spesso si fonde per potere divenire ponte con gli altri.
Altrimenti restiamo ” fiumi ” con argini precisi che solo quando esondano incontrano altra umanità ma fanno danni.
Secondo me occorre sapere comprendere anche quando gli altri hanno bisogno di noi a modo loro, in questo sta la compenetrazione, la comprensione. E non è ipocrisia, non è uno snaturarsi. Si chiama vicinanza che chi la riceve la percepisce per come è non per come l’ altro la elargisce .
Non sono facili i rapporti umani. Occorre svestirsi di onnipotenza e di presunzione e indossare a volte abiti stretti, non nostri, per potere vedere con gli occhi dell’altro/a.
Ma il mondo ama ormai costruire strade a unica corsia, senza più semafori in cui si è costretti a fermarsi nonostante tutto. E arrivare alle rotatorie è lungo, estenuante, difficile con tante deviazioni laterali che portano a non incontrarsi più.
E se all’uomo hai tolto l’ incontro, il ” venirsi incontro” , lo hai reso un automa , un omologato, un essere che guarda avanti senza più guardarsi dentro.
Guardarsi dentro implica soffrire o gioire per e con un altro. La paura di soffrire ci impedisce il più grande degli slanci umani: l’Amore
Foto web


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