Come sempre, il suono del telefono mi coglie nel momento meno opportuno.
Ho le mani piene d’impasto e di farina. Sto facendo il pane.
Lo tiro su, è il cordles che ho sempre accanto, tace.
Il tempo di rimettere le mani nell’impasto e suona ancora.
-Pronto? Una voce che non conosco mi saluta.
Chi parla, chiedo
“Anna, mi chiamo Anna e lei non mi conosce ma il suo numero me lo ha dato, anzi scritto, sua sorella”
Un brivido mi passa addosso; mia sorella? Quale? Mi dica il nome per favore.
Intanto stringo il telefono, cerco una sedia e mi lascio cadere.
Di tre sorelle che avevo, nel giro di due anni e mezzo, me ne è rimasta solo una e non parla più, capisce tutto ma non può più parlare. Intanto la voce continua a parlare.
“Il suo numero me lo ha dato sua sorella Anna, un po di tempo fa, quando le dissi che ero interessata a comprare la sua casa.”
Ora capisco, per un attimo mi sono passati d’avanti agli occhi le persone più importanti della mia vita, le mie sorelle, i miei affetti più cari.
Anna continua a parlare, mi dice che l’altra Anna, quella che non c’è più dal 2015, le aveva scritto Il mio numero sopra un foglietto ma, lei, distrattamente lo aveva messo da qualche parte e non lo aveva più trovato.
Ora che le è capitato per le mani mi ha chiamata e vuole sapere se la mia casa è ancora in vendita.
Ascolto distrattamente le sue parole, penso ai miei giorni con Anna, la mia Anna, alle nostre interminabili giornate estive, alle sue risate quando arrivavo e la riempivo di cianfrusaglie e di abbracci.
La voce al telefono mi incalza, vuole informazioni ma io sono in un altra realtà, torno indietro, ricordo e quella casa che prima amavo, non riesco più ad aprirla.
L’ho chiusa e non me ne voglio più interessare.
Le passo il numero dell’amministratore, saluto e chiudo la comunicazione.
Affondo le mani nell’impasto, chissà che pane ne verrà fuori.


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