Lo sa come si fa a riconoscere se qualcuno ti ama?
Ti ama veramente, dico?
Non ci ho mai pensato.
Io sì.
E ha trovato una risposta?
Credo che sia una cosa che a che fare con l’aspettare.
Se è in grado di aspettarti, ti ama.
Alessandro Baricco
E’ per tutti così, l’Amore. Ti prende alle spalle “come un ladro nella notte“, o ci si para dinnanzi quando meno te l’aspetti, “sbuca in un vicolo, quasi uscisse dalla terra.” E da quel momento, la magia e la luce si impossessano della vita degli innamorati. L’amore ti brucia dentro e chi ha provato l’amore lo sa.
La vita, da quel momento, è come immersa in una grande luce dentro la quale sai distinguere, con nettezza, solo i suoi particolari: lo sguardo, il suo modo di ridere, la bocca, la forma del suo corpo ed ogni altro particolare della sua unicità.
Poi, dopo, piano piano, il terreno diventa aspro, le curve ti tolgono il fiato, le parole sono carta vetrata sulla pelle, le porte sbattono, ti accorgi che sei circondato da mura.
Ed è allora che bisogna saper aspettare.
Saper aspettare. Che le paure si dissolvano. Che sia possibile guardare gli altri negli occhi. Che i muri si sgretolino, che il letto torni ad essere una barca sicura anche quando il mare è in tempesta.
Saper aspettare, incassare le spalle e salire anche quando la vetta è lontana, passo dopo passo anche se ti manca l’ossigeno e tutto, ad un tratto sembra inutile.
Fatica. L’Amore è fatto, anche, di duro lavoro.
Saper contare i giorni e le ore, aspettando.
Passa il tempo e il tuo cuore è la bussola: ti riporta ogni giorno a quello sguardo, a quella risata, all’oro dei suoi capelli.
Ho parlato con Nora, nel giardino di una casa bellissima costruita aspettando.
Parla di lui con gli occhi sognanti e quando li chiude per parlare del suo Amore, la sua bocca diventa morbida e le parole sono di miele.
E’ lei a svelarmi il segreto. “Un Amore che brucia e che dura”, si può.
Saper aspettare. Stringere i denti. Faticare. “Farsi il culo“.
Poi alla sera ho visto il mio migliore amico, a me sconosciuto nelle descrizioni di Nora, eppure lo stesso con il quale ho condiviso il tempo della luce accecante che ci sradicò entrambi, nelle stesse ore e gli stessi giorni, dalle nostre vite, ormai spente, e ci consegnò una felicità sconosciuta da difendere anche contro tutto il mondo se tutto il mondo non avesse voluto capire.
Sembrava un ragazzino che sta per andare alle giostre: mi trotterellava a fianco e mi stringeva il braccio, mi guardava e ripeteva a tutti i passanti: “ecco è lui il mio testimone, vedete: il mio testimone”.
5296 giorni. Tanto hanno saputo aspettare: dall’inizio della loro convivenza ad oggi.
E tutti noi, oggi, testimoniamo della loro felicità perché la riconosciamo, inconfondibile e accecante come la stessa luce del primo momento, quando nasce l’Amore.
Questa è ricompensa all’impegno di migliaia di giorni: oggi loro due hanno “la sensazione di essere un po’ più vicini degli altri al cielo”.
in corsivo le citazioni: Vangelo Secondo Matteo (24,43); Michail Bulgakov; Massimo Recalcati; Nora Casarsa; Massimo Gramellini.


Che magnifico regalo questo racconto