Un salmo per gli annegati
SALMO 68
“Quoniam intraverunt aquae. Usque ad animam meam“.
Perché fino all’anima ormai
M’è entrato il mare
Non solo in bocca
Non in petto soltanto
Non avrei pensato mai che così tanto
Si potesse annegare.
“Infixus sum in limo profundi. Et non est substantia”.
E non c’è sottostante sotto me
Sono distante da ogni mondo
Da ogni guerra
Dentro il liquido abisso che mi afferra
E il fango fondo in cui sono confisso
Non è mare né terra.
“Veni in altitudinem maris. Et tempestas demersit me”
Sono venuto qui nell’altomare
Andare è duro
E duro più è restare
Quando non resta altro che il futuro
Da affidare sull’onda
E viene la tempesta e il mare affonda
“Raucæ factæ sunt fauces meæ. Defecerunt oculi mei”
E le mie voci rauche del gridare
Ora sono alghe amare
E gli occhi che io ho perso sono perle
Se il mare è terso tu potrai vederle
Al collo della sposa
E corallo è il mio osso
E mangerai il mio cuore pesce rosso.


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