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non ho avuto il tempo di mettere il titolo

E non è colpa del caldo.
E’ colpa della liturgia. Dei riti quotidiani a cui cerco forzatamente di dare un senso affinché lo specchio mi rinvii una nuova immagine di me stesso. E’ colpa della liturgia dei modi, di fare, di parlare, di sentire, che proietta un bisogno oltre il suo semplice essere presente e lo consegna al futuro, ad una speranza.

Ascolto i rumori del caldo, la sera, rumori della liturgia del mondo, di questo piccolo mondo, certamente anche antico, che non ha la pretesa di essere eterno.
Sento qualche uccello, i tacchini del capannone vicino, i cani, il mio cane che abbaia ad un passante, liturgico, nel suo impegno podistico.

La liturgia fa perdere il senso della narrazione, di ogni narrazione, del nostro narrarci, spezza tutti i momenti del racconto e li infila come perle di un rosario nel suo bastone magico, ma sempre uguale, ma allora dov’è la magia?

Il ventilatore che mi hanno regalato rimescola l’aria calda, la distribuisce democraticamente nella stanza e sento le auto che passano, che attraversano la pianura come tanti bacarozzi su un mappamondo, un mappamondo liturgico.

Mia madre dice che questo caldo ce lo siamo “meritati”, come punizione. Penso a Dio come ad un condizionatore infinito e senza telecomando e mi viene il dubbio su chi pagherà la corrente o se non l’abbiamo già pagata in anticipo.

Poi, liturgicamente, spengo il ventilatore, vado in cucina, dove c’è il condizionatore (forse un piccolo arconte) e mi preparo per guardare “Squadra cobra 11”.

nell’immagine: Squadra speciale Cobra 11

Pubblicato inFantasy

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