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Nebbia

Squilla il telefono – sempre così- penso come se il telefono avesse vita propria- forse lo fa apposta, aspetta che mi sia insaponata e poi squilla.
La mia agognata doccia ha perso la sua efficacia rilassante. “Pronto Marzia” ho il numero della mia amica in rubrica, “dimmi tutto ma fa presto perché sono sotto la doccia”,
“ ciao Cami “ mi saluta ” senti”, dice con quella sua parlata che non ha mai smesso di essere mantovana nonostante sia vissuta più qui che a Rivalta Sul Mincio da dove proviene, “ alle prove stasera non vengo, non aspettarmi”, “tranquilla” rispondo “sai che mi piace camminare, vorrà dire che approfitto per fare due passi, vai piano ciao”.
Mi reimmergo nel vapore benefico dell’acqua bollente e penso che dopo poco mi sarei dovuta immergere in un altro tipo di vapore.
La nebbia ha sempre esercitato su di me un certo fascino perverso, “odio e amore” direbbe quel “bischero” del mio amico Filippo che non perde occasione per ribadire che io sono la donna delle contraddizioni.
La nebbia, dicevo, è come un’entità del luogo che, chi non è padano, fatica a capire; la nebbia, quella vera, la puoi trovare solo qui dalle nostre parti … se ti avventuri a piedi di notte nella nebbia, tutto cambia aspetto anzi, tutto scompare : non vedi altro che a brevissima distanza, i suoni li percepisci attutiti e ovattati, persino i tuoi stessi passi acquistano una cadenza musicale e, se non temi cattivi incontri o meglio ancora, vivi in un paese ben amministrato per cui non devi fare attenzione alle buche, puoi pure abbandonarti alla fantasia o addirittura ai ricordi.
Sono per strada, devo essere alle prove per le 21.00, sono anche in anticipo, mi sollevo il cappuccio del piumino e subito il mio respiro appanna gli occhiali, non ci vedo, devo toglierlo, per fortuna ho messo il berretto di lana.
Penso che esista una similitudine fra gli occhiali appannati e gli occhi pieni di lacrime, in entrambi i casi sei impotente, non vedi, non puoi gestire la situazione solo che gli occhiali li pulisci e tutto passa ma, una volta asciugate le lacrime non è passato un bel niente, il problema che le ha causate resta, resta eccome e lascia un segno indelebile che non ti abbandonerà più.
C’era trambusto nella grande casa di campagna.
Nella notte i bisbigli e i passi sull’assito, attutiti solo da qualche tappeto di cenci, sembravano tuoni.
La bimba aveva sette anni e dormiva nel lettone con nonna Ita; dopo la morte di nonno Bepi i “grandi” l’avevano messa a dormire nella stanza dei nonni, quella sopra la grande cucina perché era la più calda.
– “che succede nonna?” La nonna sperava che la piccola non si svegliasse, non sapeva se avrebbe avuto risposte alle sue domande, dopo una breve pausa “dormi” le disse ma, sentendo che la piccola si agitava se ne uscì con un “prega, prega per la tua mamma”.
La bimba era piuttosto intelligente, non fece altre domande, non proferì più parola, sgattaiolò lentamente dal letto, scalza e coperta solo dal suo pigiamino a fiorellini si avvicinò alla finestra dove non venivano mai completamente chiusi gli scuri per permettere alla luce dell’alba di filtrare al mattino, si alzò in punta di piedi e attraverso i vetri ornati di ricami di ghiaccio vide la giardinetta di papà allontanarsi ingoiata dalla nebbia.
“mamma” bisbigliò, “io ti aspetto!”.
Accidenti dove mi trovo? Sull’onda dei ricordi e obnubilata dalla nebbia ho oltrepassato il cancello della sala prove e non sono più in anticipo, ora devo correre dobbiamo provare l’Alleluja. Davvero canto più adatto non c’è, la mamma è tornata e la nebbia non fa più paura.

Pubblicato inLuoghi del Cuore

2 commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Proprio bello questo racconto. Dovresti scrivere perché è una cosa che ti viene bene

  2. tifiodasio57@gmail.com tifiodasio57@gmail.com

    La trama è avvincente. Maestro delle trame e dei fili, Poetessa Michela, ricorda a tutti che le tue uniche certezze sono i dubbi. Scrivere parole tue sono la pubblicità della tua anima.

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