mi attardo a pensare
ai visi, alle parole, ai rumori
dell’ultima coscia di vita estiva.
Sulla griglia brucia ancora il maiale della festa,
una festa rovinata dal temporale degli umori,
distillati in giorni e giorni di rabbia demente.
Potrei ancora leccare l’antico sudore
gocciolante dalle amicizie fidate,
e sarebbe ancora cosa da poco
Ma vedo l’indifferenza della differenza
picchiare contro il muro dell’amicizia,
il muro è crollato e la città è deserta.
Chi pensava di conquistare ogni bene si é trovato
ad annusare l’odore della carne di porco,
che non smette di cuocere sulla griglia.
Chi pensava di difendersi dal futuro
si è trovato derubato del passato.
I giorni sono numeri sui calendari,
vestiti da santi che invocano puttane.
la foto è di Antonio Tafuro


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