Era nata la notte di San Pietro e Paolo e, per una antica diceria, era destinata a vedere il futuro.
La bambina ebbe in dono un nome adatto.
La chiamarono Diamante.
Nel piccolo borgo in cui viveva assieme ai genitori e ai due fratelli, la conoscevano tutti, un po’ per quel nome insolito ma, anche per il giorno della sua nascita. Sua madre, spesso, la scrutava di nascosto, quasi a voler scoprire qualcosa d’insolito, di misterioso che potesse farle capire se, realmente, la sua bambina avesse il dono della preveggenza.
Diamante cresceva come tutti i bambini e non manifestava nessun particolare talento nell’arte divinatoria.
La sua era una famiglia normale la, semplice e ben inserita in un contesto locale di piccoli artigiani e dipendenti pubblici. La sua infanzia trascorse serena tra la scuola che frequentò con profitto e i giochi con le amichette coetanee.
Aveva quasi dieci anni quando una mattina si svegliò agitata, aveva fatto un brutto sogno e, quando sua madre cercò di calmarla lei, inspiegabilmente, fece una strana richiesta che gelò la donna.
“Mamma, ti prego, non fare andare papà al lavoro.”
Non seppe dare spiegazioni ma continuò a dire d’aver fatto un brutto sogno dove suo padre subiva un brutto incidente.
La serenità, in quella famiglia, svanì in un attimo, la mamma di Diamante si ricordò che su sua figlia pesava quella data, 29 Giugno, sua figlia avrebbe potuto aver avuto una visione di quello che sarebbe accaduto al padre.
Aveva quasi dimenticato quella diceria, aveva sperato che fosse solo una vecchia credenza popolare, ora aveva paura che sua figlia, la sua Diamante, si portasse addosso quella che lei vedeva come una maledizione.
Fece quello che una credente poteva fare, andò in chiesa e dopo aver pregato la Santa Vergine, chiese di parlare col prete ma, non ebbe il conforto sperato anzi, poco mancò che la tacciasse di superstizione.
Tornò a casa sconsolata mentre sua figlia, inconsapevole di tanta angoscia, giocava col gatto di casa. Anche il papà era stato costretto a prendersi una giornata di ferie. Le ore trascorsero lente e monotone quando, all’improvviso si sentì la sirena di un mezzo di soccorso. I due genitori si guardarono scossi poi corsero fuori a cercare notizie.
Nel cantiere dove lavorava il papà di Diamante c’era stato un crollo e tre operai erano sotto un muro che si era sbriciolato a causa delle piogge avvenute. Ora la bambina era al centro del piccolo cosmo familiare, la sua vita assumeva un particolare ruolo nel loro tempo, nella loro esistenza. Per molto tempo non si manifestarono più altri episodi che potessero riportare a visioni e tutto riprese a scorrere normalmente.
Diamante diventò una giovane donna e conobbe l’amore. Renato l’adorava e i due ragazzi facevano progetti per il loro futuro assieme. Lei studiava ancora, lui, dopo essersi laureato aveva trovato un buon lavoro in un paese vicino. Tutto normale, tutto bello. La felicità era lì a portata di mano. I due ragazzi si salutarono, quel lunedì avrebbero festeggiato un anno di fidanzamento e sarebbero andati a ballare in un locale vicino. Diamante pensò di riposarsi quel pomeriggio, aveva studiato tanto e voleva essere al top per uscire la sera. Si addormentò serena. Si svegliò nel panico. Nel suo sogno-incubo, Renato veniva sbalzato in aria da un grosso automezzo mentre attraversava la strada poi cadeva come un fantoccio disarticolato. La ragazza gridò e sua madre accorse spaventata.
Cercarono Renato al telefono disperatamente ma non risultava disponibile.
La disperazione le invase entrambi e con la paura addosso scesero in garage a prendere la macchina per cercare di bloccare il ragazzo prima che uscisse dal lavoro. Diamante guidava con gli occhi sbarrati e un ansia crescente. All’improvviso vide l’ingorgo, un incidente aveva formato una lunga fila di auto. Tremante scese e cercò di avvicinarsi. Un uomo era a terra mentre una sirena si avvicinava poi qualcuno toccò la sua spalla e lei si trovò il viso di Renato che lo guardava incuriosito. Anche lui era stato bloccato, anche lui era sceso per capire cosa fosse accaduto.
Ne parlarono con calma quando furono a casa, da quel giorno Diamante fu presa in giro da Renato.
La chiamava la mia Cassandra, “la mia veggente preferita”.


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