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L’odore dell’infelicità

Quando andò da lei G. era una donna spaventata. Era una Donna, una madre, una figlia, una moglie. Era una giovane vecchia, aveva difficoltà a parlare e indossava occhiali scuri persino nella penombra della sera.
Sulle mani strette sul grembo le impronte, ormai indelebili, dei denti di una forchetta conficcata a forza per fare male, non solo per mortificare. Dietro le lenti occhi azzurri coi contorni violacei -celati per vergogna- dicevano quelle labbra senza voce.
G. aveva la mandibola deformata, un pugno arrivato come una carezza le aveva storto per sempre il viso. E i suoi alluci avevano conosciuto l’ebbrezza orrenda di restare senza unghie per quelle torture che solo i film potevano narrare perché se lo si dicesse la realtà sarebbe orrore.
Lei si muoveva a disagio seduta nella sua poltrona. Ascoltare, osservare, guardare … tacere. E intanto pensare a come potere aiutare, a come sbarrare le porte dell’ inferno, a come parlare di Giustizia di fronte alla paura, alla fretta di un Tempo che non poteva più aspettare.
L’odore della infelicità. È strano, pare impercettibile eppure si propaga , talvolta impregna persino i luoghi. A che servivano i fiori colorati nel vaso, le piante grasse sul grande davanzale della sua finestra?
Lei sapeva che servivano ai suoi occhi e alle sue narici per scacciare il tanfo del dolore.
Ma il dolore restava sulla pelle . Maledetta empatia che non le consentiva di gioire dei giorni sapendo che un’altra donna rischiava per una scusa qualsiasi di morire.
G.aveva perso un figlio per le botte.
G. aveva perso un dente per le botte.
G. aveva perso il lavoro per le botte.
G. aveva perso le amicizie per le botte.
G. aveva perso i sogni per le botte.
G. aveva perso…
-Perché andavano da lei proprio quando avevano perso tutto?- si chiedeva. Possibile che non comprendevano che lei non le voleva? Che lei non sopportava più quella corsa contro il tempo, contro i pregiudizi, contro il Sistema che le dichiarava vittime mentre erano ancora vive?
Puntualmente lei tradiva i suoi propositi… Appena le si sedevano davanti.
G. la guardava. Era tornata per riprendersi la Libertà. Stava in una busta bianca. Quattro pagine di A4. In nome del Popolo Italiano. In calce una dicitura ” passata in giudicato”.
Già. Passata in Giudicato. Le aveva potuto regalare il futuro. Non era riuscita a cancellarle il passato.
In fondo non era onnipotente …era solo una piccola donna seduta su una poltrona troppo grande per lei.
Foto di Marina Neri

Pubblicato inGenerale

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