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Le ombre di un Natale

 SECONDO CLASSIFICATO

Era la vigilia di Natale quando un gruppo di cinque compagni di scuola si ritrovarono nella piazza centrale della loro cittadina con l’intento di andare insieme in un negozietto a comprare degli addobbi natalizi. 

Durante l’attesa dell’arrivo di tutti, Elia e Diego si misero seduti in una pasticceria a mangiare qualche dolcetto sfizioso. Nel mentre arrivarono anche Pasquale, Ambra e Azzurra che ordinarono una cioccolata calda calda da degustare con qualche pasticcino di pasta frolla. 

Finita la merenda, Diego disse: “Forza ragazzi, andiamo prima che chiuda!” 

Ambra, rendendosi conto dell’orario, lo seguì: “Sì esatto, ragazzi muoviamoci!”. 

Allora decisero di incamminarsi verso il negozietto. 

Appena giunti all’inizio della piccola via illuminata rimasero incantati dalle luci e dalle decorazioni di Natale. 

“Guardate che meraviglia…” esclamò Azzurra, così che tutti alzarono lo sguardo per ammirare. 

Senza rendersene conto, perché abbagliati dai giochi dei festoni luminosi, giunsero al negozio. 

Il negozio emanava un odore avvolgente di cannella e abete. Le vetrine erano adornate da scintillanti luci natalizie e giocattoli tradizionali. Eppure, già a prima vista si percepiva che il luogo era molto vecchio. Contribuiva a creare questa idea tutto il legno che c’era: il pavimento, il bancone, gli scaffali. 

Il negozio era pieno di cianfrusaglie di ogni tipo e oggetti di seconda mano, il tutto venduto a prezzi mediamente bassi. C’erano oggetti per la casa, giochi per bambini e per animali e anche addobbi natalizi come, ad esempio, lucine, ghirlande, palline per l’albero di Natale. 

Dietro al bancone c’era un vecchio signore che custodiva il negozio. L’anziano aveva una barba bianca molto lunga e folta, capelli lunghi, mal curati e bianchi, gli occhi del colore azzurro cielo, il corpo molto robusto ma di statura bassa. 

Alle persone che lo vedevano la prima volta veniva in mente la figura di Babbo Natale; lui era abituato a questa associazione e, tutto sommato, gli faceva piacere, era come se fosse un complimento. 

Il suo aspetto, che a primo impatto, lo faceva apparire gentile veniva però messo in secondo piano appena lo si conosceva veramente. 

Nel centro del negozio campeggiava un albero di Natale, massiccio, alto e maestoso. L’albero era un capolavoro di decorazioni e luci scintillanti che danzavano tra i rami creando un’atmosfera incantata; ogni singola lampadina emetteva un bagliore caldo, circondando l’albero di luce dorata. Particolarmente piacevoli erano delle palline di vetro, finemente lavorate a mano, che adornavano i rami con eleganza rispecchiando riflessi dorati e argentati. I nastri luccicanti in rosso e oro si intrecciavano tra i rami. Ghirlande di perle argentate cingevano il tronco aggiungendo un tocco di grazia e semplicità; in cima all’albero c’era una stella scintillante che irradiava una luce intensa. Alcuni ornamenti fatti a mano, come piccoli giocattoli e dolciumi, aggiungevano un senso di calore all’albero. Uno dei ragazzi, affascinato dalla bellezza delle decorazioni, accidentalmente urtò una pallina di vetro che si infranse in mille pezzi sul pavimento del negozio. 

Tutti i ragazzi si girarono a vedere cosa si fosse rotto. Quel “CRACK!” aveva risuonato per tutto il negozio. 

“Si è rotta una pallina dell’albero!” esclamò Ambra. 

“E adesso come glielo diciamo al vecchietto…” Proprio mentre Pasquale stava concludendo la frase, Diego lo interruppe: “Silenzio! Lo sentite anche voi questo tintinnio?” 

Il tintinnio continuava a crescere di intensità, più forte sempre più forte quando, ormai storditi da quel suono assordante, i ragazzi si accorsero che la stanza si stava pian piano capovolgendo su se stessa. Quella pallina andata in frantumi aveva rilasciato anche una misteriosa polverina luminosa che, in pochi secondi, si trasformò in nebbia e rapidamente circondò i ragazzi avvolgendoli in un vortice temporale. 

“Aiuto! Cosa ci sta succedendo!?” esclamò Azzurra incredula di quello che vedevano i suoi occhi.

“Ma secondo te io lo so?” rispose Elia in preda al panico. La stanza stava girando sempre più forte a tal punto che ai ragazzi sembrava di essere dentro ad una lavatrice in centrifuga. Speravano che la stanza arrestasse questo movimento turbinoso perché non ne potevano più di tutto quel girare. 

Proprio mentre Ambra stava per dire qualcosa, il negozio smise di ruotare su se stesso di colpo e i cinque ragazzi caddero a terra e svennero, mentre tutti gli oggetti del proprietario tornavano magicamente ognuno al proprio posto. 

Diego riprese per primo i sensi: la sua testa girava e come se non bastasse sentiva anche il dolore della caduta che non era affatto un dolorino da poco; tentò di alzarsi e notò un notevole strato di neve fuori dalla porta d’ingresso del negozio. 

“Pasquale! Pasquale! Sveglia!!!! SVEGLIAAAAA!FUORI NEVICA!!!” 

Pasquale ci mise un po’ ad alzarsi e a riconnettere il cervello, ma anche lui era incredulo vedendo la neve scendere a palate dal cielo. Nel frattempo gli altri tre compagni ripresero i sensi. 

“Non ricordavo che ci fosse tutta questa neve” disse Ambra un po’ stordita. 

“Io direi di metterci il cappello e di andare fuori a vedere cosa sta succedendo” disse Azzurra. Uscirono tutti e cinque dal negozio e la prima cosa che videro furono tantissime impronte lasciate nella neve. 

Pasquale ritornò con gli occhi sulla vetrina del negozio e scorse un orologio con datario fermo al 24 dicembre 1970. 

“È la sera della vigilia di Natale: sicuramente tutte queste impronte sono delle persone che si sono dirette in chiesa” disse Azzurra. 

Mentre Azzurra parlava Elia si portò verso l’edicola del centro per dare una sbirciata ai quotidiani così da vedere gli ultimi risultati delle partite di calcio. Sfoglia, sfoglia si accorse che la data dell’ultima partita risaliva al 22 dicembre 1970. Sbatté le palpebre più volte pensando di essere ancora stordito a causa della forte caduta, ma vedendo che la data non cambiava, chiamò a gran voce i suoi amici. 

“Ragazzi per favore venite qui! Vedete anche voi quello che vedo io?” 

Diego rispose: “Sì anch’io vedo 22 dicembre 1970, sembra incredibile, siamo tornati indietro nel tempo!” 

Pasquale propose al gruppo di chiedere a qualche passante. Ambra allora fermò una persona che camminava lì nelle vicinanze e fu aggredita da una risposta irritata: ”Oggi è il 24 dicembre 1970, svegliati ragazzina!”. 

Rimasero tutti e cinque scioccati e impauriti. Si guardarono intorno. Ed ora avevano una certezza: si resero conto che quella non era la Montagnana che conoscevano, quella degli anni Venti del Duemila. D’altronde già tutta quella neve era insolita per i loro tempi, per via del riscaldamento globale. Le foto dei giornali poi erano solo in bianco e nero, ma anche in piazza Vittorio Emanuele II non era presente la consueta pista di pattinaggio montata per le festività natalizie. E che nebbia, fitta fitta! La pasticceria Dulcis dov’era finita? E le pizzerie che fine avevano fatto? 

Insomma, tutto era ormai chiaro: Ambra, Diego, Pasquale, Azzurra ed Elia erano stati improvvisamente catapultati negli anni ’70, l’epoca delle luci e dei colori psichedelici, della moda e delle melodie groovy, dello stile hippie, dove la cultura era vivace e innovativa. Si prospettava un’avventura temporale unica: i giovani si sarebbero potuti immergere in un passato pieno di fascino e di cambiamenti sociali. 

Ed invece in quel freddo inverno del ’70 dovettero affrontare una Montagnana che mai avrebbero voluto immaginare. Erano gli anni tremendi del sinistro e spietato Babbo Natale che con i vestiti rosso sangue andava a seminare terrore tra i bambini della comunità. 

Con dolci avvelenati e uno sguardo ipnotico, il killer mascherato aveva creato un clima di panico, gettando ombre sulle festività. Le risate gioiose si erano trasformate in sospetto, e ogni regalo aveva portato con sé una dose di timore. La magia del Natale era stata offuscata dalla paura, mentre il misterioso assassino aveva continuato a seminare terrore tra i più piccoli. 

La comunità, immersa nella suspense, aveva cercato di svelare l’identità di questo Babbo Natale deviato. Le strade illuminate dalle luci natalizie erano diventate corridoi bui e inquietanti pervase da una paura che sembrava non avere più fine. 

I ragazzi, intrappolati nel passato, dovevano navigare, loro malgrado, tra la nostalgia e l’orrore. Un viaggio nel tempo si trasformò così in una lotta per la sopravvivenza, con l’incognita di chi si nascondeva dietro la maschera di Babbo Natale. 

Un po’ alla volta si delinearono nella loro mente sempre più nitidamente i fatti raccapriccianti di quegli anni Settanta raccontati dai loro cari nonni: quell’assassino mascherato da dolce Babbo Natale colpiva sempre nel periodo delle festività natalizie prendendo di mira i bambini che, da soli, giravano festosi per le vie cittadine. 

Sbottò Elia: “Ragazzi, ma pensate quello che penso io? Non posso crederci: vi rendete conto che siamo negli anni di quel Babbo assetato di sangue?” 

Tutti si guardarono e in pochi istanti cominciarono a trasparire nelle loro espressioni orrore e disperazione. 

Erano già le 17.30, dovevano sbrigarsi. Stavano vivendo quella vigilia in cui il Babbo mascherato aveva colpito in modo efferato, di lì a poco sarebbe accaduto l’omicidio. Fortunatamente erano vicino al luogo del delitto, quindi si misero a correre più velocemente che potevano, il tempo era ormai agli sgoccioli. 

“Elia sbrigati! SEI PIÙ LENTO DI UNA LUMACA!” esclamò a squarciagola Pasquale. 

“Dai muoviti!” ordinò Azzurra. 

“Non sono mica un atleta!” ricusò Elia. 

“Dillo alla bambina allora!” ribatté Diego. 

Elia tacque imbarazzato e iniziò a correre veramente. 

Nel frattempo, l’auto della piccola Wilma aveva trovato parcheggio proprio davanti alla Casa di riposo di via Berga e sua madre, scendendo, le aveva detto di non uscire perché sarebbe tornata presto. 

Wilma, mentre aspettava sua madre, all’improvviso si trovò davanti faccia a faccia con Babbo Natale. 

La bambina incredula scese velocemente dall’auto per andargli incontro. Arrivata davanti a lui notò l’enorme sacco pieno di caramelle che aveva tra le mani. 

“Vuoi una caramellina, piccola Wilma?” 

Questa frase toccò il cuore della bambina: solo San Nicola poteva conoscere il suo nome senza averla mai vista prima, o almeno era quello che pensava, quindi allungò la mano per prenderla. 

Proprio in quel momento arrivarono i cinque ragazzi. Pasquale si mise di fianco alla bambina e abbracciandola le sussurrò all’orecchio: 

“Non ti fidare di lui, lui non è il vero Babbo Natale!” 

Interrotto l’abbraccio, Pasquale continuò: 

“Dai, la mamma ci sta aspettando in macchina, lascia stare quella caramella!” 

Prendendole la mano, cercò di portarla via, però Babbo Natale tentò di fermarla tirandola per una spalla. 

“Sicura? una caramella in più alla vigilia non fa mai male” ribatté l’omone, provando a mettergliela in bocca. 

La bambina era sconvolta, non sapeva più da che parte stare, al punto da piangere e cercare di scappare. 

Babbo Natale non si diede per vinto: la strinse a sé, con la forza di un giocatore di rugby che placca l’avversario, provando a farle ingoiare la caramella e così le arrecò anche un forte dolore. 

Mentre Ambra cercava per la strada qualsiasi oggetto appuntito che potesse essere usato come un’arma con cui difendersi, Azzurra ed Elia corsero verso Babbo Natale e insieme a Pasquale cercarono di strappargli dalle mani la bambina. Quindi iniziarono a spintonare, a tirare pugni e schiaffi a più non posso. 

In quel momento Diego, non sapendo più cosa fare, entrò nel pensionato per cercare aiuto. 

In portineria una operatrice chiese: “ Scusa, hai bisogno d’aiuto?”

“C’E’ UN UOMO CHE STA AGGREDENDO UNA BAMBINA! PRESTO CHIAMI LA POLIZIA!” 

“Come?” 

“PRESTO SI MUOVA!” sollecitò, così l’operatrice spaventata telefonò immediatamente alla polizia. 

Diego uscì di corsa, dopo però aver preso una stampella appoggiata alla parete d’ingresso. Si fiondò contro quell’omaccio per tirargli una bella steccata in testa. Purtroppo non aveva considerato la forza di quel Babbo Natale che, voltandosi, prese in mano con forza la stampella e gliela usò contro. Elia fece due tre giri su se stesso e cadde a terra privo di sensi. 

Ambra, che ormai si era unita alla mischia, andò a soccorrere il povero Elia che si stava già riprendendo nonostante un bel bernoccolo sulla fronte. 

In lontananza si udirono le sirene della polizia e il Babbo decise così di abbandonare la bambina per mettersi in fuga. 

Ovviamente non potevano fargliela passare liscia. Lo inseguirono fino a circondarlo senza lasciargli nessuna via di scampo. 

Diego gli afferrò il polso che reggeva il coltello. L’uomo cercò di tirargli un pugno con la mano libera, ma Pasquale lo precedette fermando il colpo. Ora il killer aveva entrambe le braccia bloccate, e i ragazzi stavano avendo la meglio. Improvvisamente, però, il gruppo di adolescenti sentì un’energia trasportarli verso il basso e videro una luce bianca avvolgerli. Sotto i loro piedi il suolo si fece malleabile e sembrò quasi che i ragazzi scomparissero nella strada. Il killer si guardò attorno stupito, incredulo di fronte a quello che stava avvenendo. I ragazzi urlarono, confusi, per poi ritrovarsi risucchiati in un vortice di luci colorate. Chiusero gli occhi, abbacinati, e tentarono di afferrarsi le mani a vicenda. 

Nel caos, Azzurra urlò: “Stiamo tornando indietro!” 

Poi, arrivò il buio. 

I ragazzi ci misero un po’ a riaprire gli occhi. Tutta quella luce li aveva stravolti. Si ritrovavano nuovamente nel negozio dell’anziano signore, solo che ora era notte fonda, e non riuscivano a vedere nulla. 

“Elia?”, chiamò Diego, cercando di alzarsi in piedi. 

“Ma che diamine è successo?” domandò Ambra. 

Ad un tratto, al centro della stanza, nel silenzio più assoluto, fu accesa una candela. Dalla fiamma cominciò a dipanarsi un profumo intenso che avvolse i ragazzi i quali, confusi, persero i sensi. Il proprietario del negozio spense la candela con un soffio, e sorrise nel buio. 

Il giorno dopo, i ragazzi si risvegliarono nei loro letti. Avevano stranamente tutti un lieve mal di testa e non si ricordavano bene cosa fosse successo né come fossero ritornati alle loro abitazioni. Per un po’ di tempo ciò che era accaduto durante la Vigilia del Natale 2023 rimase motivo di inquietudine per il gruppo di amici. Fra qualche anno se ne dimenticheranno, perché la vita va avanti, e l’anima dopo un po’ cancella tutto quello che la tormenta. 

Il proprietario del negozio, dopo aver portato a casa i ragazzi e aver fatto scordare loro tutto quello che era successo, prese la pallina natalizia color carbone che decorava il suo albero e la gettò nel fuoco. Quella pallina era di quel colore perché segnava l’inizio: la prima notte che aveva ucciso, la notte in cui la sua anima aveva subìto la frattura definitiva. 

Era sempre stato un soggetto isolato, fuori dal comune, apatico, intelligente e disinteressato alle cose che tipicamente interessavano i suoi coetanei. Nell’infanzia, il padre lo aveva abbandonato, e la madre era sempre stata troppo impegnata per prendersi cura di lui. Aveva vissuto nell’assoluta povertà, circondato da bambini viziati che lo deridevano. Gli istinti violenti c’erano sempre stati: da bambino provava piacere a uccidere qualsiasi tipo di animale, lucertole, topi, uccellini…; a scuola era solito fare a pugni con i compagni anche per un nonnulla. Poi aveva cominciato a lavorare in un negozio di addobbi natalizi, in cui c’era questo meraviglioso albero addobbato con palline di tutti i colori. Era un albero per lui molto speciale, essendo circondato da un alone di mistero che lo attraeva particolarmente.

Un giorno, per sbaglio, aveva fatto cadere una pallina, e si era ritrovato in un’altra epoca. Aveva avuto la conferma: quell’albero era magico. Così lo comprò e da quel momento cominciò ad andare indietro negli anni e a compiere omicidi efferati. Le sue vittime erano i bambini perché nella sua infanzia erano loro che lo avevano tante volte insultato, emarginato e ferito nel profondo della sua anima. Una sola cosa accomunava i suoi viaggi nel tempo: ogni volta si ritrovava sempre alla Vigilia di Natale. Così pensò di vestirsi proprio da Babbo Natale per attirare i bambini. E avrebbe continuato per sempre, se non fosse stato per il fatto che, dopo aver bruciato la pallina nera, che attirava troppo l’attenzione, si girò e al posto dell’albero ritrovò un cumulo di polvere. 

Non bisogna giocare con il fuoco, e tantomeno con la magia.

Boggian Angelica, Boin Valentina, Borin Sofia, Bortolato Anna, Dal Peraro Sara, Detomi Matilde, Imhah Nour, Pantiru Rachele Elena, Quaglia Matilde, Randon Linda, Rosa Giulia, Sacconi Ilaria, Schiavon Elena, Scolaro Francesca, Smanio Serena, Spazian Chiara, Vecchiato Angelica.

Prima A del Liceo Scienze Umane Educandato San Benedetto

Referente: Professore Stefano Correzzola

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