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Le madeleine

Le Madeleine di proustiana memoria, il ricordo di pietanze di famiglia che con il loro profumo riportano alla memoria volti e voci di persone amate. Il volto sorridente di mia nonna Carolina , i suoi capelli sale e pepe e quella cucina da cui lei sfornava meraviglie chiamate gnocchi, tagliatelle e tagliolini, carni in tutte le versioni e pizze che quelle gourmet attuali proverebbero vergogna. E poi arrivava la zia Emma con le sue torte ricche di creme e decori, i suoi gnocchi patrimonio dell’umanità quando stare insieme era anche un pranzo conviviale. Adoravo i fritti di mia madre: melanzane, zucchine, patate e i fiori di zucca in pastella gonfi e saporiti, una vera chicca. E come un quadro mi torna in mente il tavolo addobbato, la tovaglia di Fiandra della nonna, le posate e i piatti delle feste. A Natale il brodo di carne e le polpettine, i tagliolini fatti a mano conditi col ragù corposo, le verdure tradizionali i broccoloni, le pappacelle piccoli peperoni rotondi all’aceto, l’insalata di rinforzo un tripudio di broccoli, cavolfiori, carote, olive verdi e nere…a fine pranzo la cassata siciliana, uno dei dolci più amati. Conservo ancora la ricetta degli struffoli scritta a penna da Morales , cognome sagnoleggiante ma napoletano doc. Quella ricetta la conservo da anni e come mi suggeriva il Morales consentiva una dose giusta per poche persone. E poi c’erano i giorni feriali, la mattina al mercato con mamma, ci lasciavamo sedurre dai sapori e portavamo a casa il sacchetto con i lupini salati, i primi mandaranci, la ricotta di pecora e lo sfizio per mamma le carrube, un suo ricordo d’infanzia. Tornavamo a casa e noi due sole ci sedevamo al tavolo, parlando tra noi e piluccando…,piluccando quegli attimi di vita.

Pubblicato inGenerale

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