APRILE 2020: LA PASQUA DI CONTAME
Era il simbolo della Pasqua e vi partecipavano tutte le famiglie del quartiere, credenti o meno.
Nei miei ricordi si affollano i colori, le immagini che si riuscivano a creare con materiali così poveri come i semi dei cereali, i fiori e le piante.
Toccava a noi bambini curare il piatto dove, la sera prima, mia mamma aveva messo i semi su uno strato di cotone idrofilo umido e lo aveva sistemato al buio sotto il letto.
Ci motivava a partecipare raccontandoci di quando lei stessa lo aveva fatto per la composizione sacra di altre Pasque, lontane nel tempo. Ci assegnava il giorno di competenza e ci spiegava come fare. Iniziava mia sorella, Maria Tindara, la maggiore e si continuava fino a Giuseppe il più piccolo.
Dovevamo mantenere umido il cotone e aiutare i semi a germogliare senza che prendessero troppa luce, solo così sarebbero cresciuti in fretta e molto alti. Servivano due settimane e la magia si presentava ai nostri occhi. A questo punto lo si portava in chiesa a disposizione dell’artista che componeva, con tutti i piatti di ogni famiglia, una scena della Passione di Gesù. Flash di un tempo lontano che, ancora oggi, mi danno emozione e mi riportano a quei gesti semplici ma così ricchi di significato e fede.
La sera del Giovedì Santo l’altare maggiore si trasformava in un quadro fantastico dove i colori diversi dei germogli fungevano da sfondo a quanto s’era deciso di rappresentare.
La Passione di Gesù Cristo la vivevamo con le preghiere di gruppo, assieme agli anziani che si occupavano di tramandarle,in quelle lunghe serate di raccoglimento. Erano loro che ci raccontavano l’eterno sacrificio sulla croce ma, era la Resurrezione che aspettavamo tutti, la festa della rinascita di ogni speranza e di tutta la fede, per gli uomini e le donne credenti.
Infine la visita al Santo Sepolcro in Chiesa, lo stupore per quella scena composta da tanti piatti messi assieme a formare un mosaico di colori, un capolavoro che pur vivendo pochi giorni, lasciava in tutti un ricordo indelebile.
Quando parlo dell’artista che componeva la scena, mi piace citare la persona indimenticabile che fu, di anno in anno, l’artefice di quelle composizioni fantastiche che tanto emozionavano i partecipanti.
Il suo nome è rimasto negli annali della Chiesa di Maria SS Incoronata, per la sua arte e il suo impegno.
Il distinto Capo Stazione, Concetto Lo Surdo, emerito cittadino di Messina e artista di meravigliose infiorate a sfondo religioso.
nell’immagine: la tradizione del Giovedì Santo a Messina


Sii il primo a commentare