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La pastiera

Anni fa ho preparato una pastiera. Ho seguito con attenzione la ricetta, quella tradizionale, originale che prevede il grano cotto nel latte, la fialetta di fiori d’arancio, la ricotta asciutta e di pecora e un guscio di friabile pasta frolla. Fu il mio capolavoro! Mi vennero bene persino le strisce.., che rappresentano la griglia delle strade del centro di Napoli. La pastiera la portai in ufficio e la mia collega Gerarda ne rimase entusiasta. Già al primo assaggio cominciò a lodare la squisitezza del mio dolce. Non mentiva per adularmi, conoscendola bene per la sua franchezza, non avrebbe tessuto mai le lodi di un prodotto scadente. Da quella volta, in prossimità della Pasqua Gerarda, mi chiedeva di preparare la pastiera “ buona come quella volta”, ma io per la laboriosità della preparazione non mi sono più cimentata. La Gerarda , da anni serena pensionata, ogni tanto mi chiede:” Ma la pastiera?”. La lascio nel ricordo dolce di quell’unica volta e poi per onorare la tradizione la ordino in pasticceria.

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