Cinque anni prima che io nascessi, il 27 gennaio del 1945, i soldati della’Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, abbatterono la recensione e squadernarono davanti agli occhi del mondo a quale punto di disumanizzazione si potesse giungere.
La mia generazione è cresciuta con due concetti chiari in testa, luci della nostra azione nel mondo: Mai Più e Come è stato possibile ignorare cosa stava succedendo di fronte alle case e ai villini di buona manifattura, colorati e ospitali, abitati da “esseri umani” timorati del loro Dio, ma ciechi, sordi indaffarati a fare altro.
Un film del 2023 – La zona di interesse – mostra a quali condizioni sia possibile quel tipo di indifferenza, chi volesse saperne di più, vada a vederlo: è un bel film.
I figli di quella generazione nata nell’immediato dopoguerra sono cresciuti leggendo il Diario di Anna Frank o piangendo durante la proiezione dei Schindler’s list; loro, guidati da insegnanti appassionati hanno fatto propria la difesa dei valori che hanno condotto l’Assemblea Generale dell’Onu a proclamare la Giornata della Memoria, sancendo il dovere degli stati membri ad inculcare nelle generazioni future le “lezioni del’Olocausto”, a partire dal rifiuto della negazione dell’Olocausto come evento storico e dalla condanna, senza riserva, “dell’intolleranza, l’odio e l’aggressività verso persone e comunità motivate da differenze religiose o etniche”.
Ricordare lo sterminio sistematico a cui furono soggetti gli Ebrei, i Sinti ed i Rom durante gli anni della guerra mondiale sarebbe dovuto servire a costruire, nelle nuove generazioni, il ripudio di qualsiasi pratica che attua o giustifica l’odio e la violenza su altri essere umani, sulla base di una diversità di credo, di opinioni politiche o di orientamenti sessuali.
Ribadirlo ogni anno sarebbe dovuto servire, nella previsione di chi ha istituito la Giornata della Memoria, ad affratellare le “diversità”, a sbarrare la strada agli eccidi di innocenti, bambini, vecchi e donne innanzitutto, a custodire un prezioso ed inviolabile nucleo di umanità dentro se stessi nei confronti delle cose del mondo.
Il 27 gennaio prossimo, in occasione del giorno della memoria a scuola delle mie figlie gli alunni suoneranno Gam Gam, “una canzone che riprende il quarto versetto del testo ebraico del Salmo 23, “Il Signore è il mio pastore” che una lunga tradizione (ebraica, immagino) attribuisce, come paternità, a Re Davide in quanto si afferma nella Bibbia che egli stesso, da giovane, sia stato un pastore”
Lo faranno disciplinatamente mentre, a distanza di 2505 kilometri in linea d’aria si cercano disperatamente i bambini della loro stessa età sepolti vivi dopo l’ultimo bombardamento di un drone, di un carro armato o di un missile.
Loro e tanti altri bambini come loro suoneranno soltanto, mentre in terra di Palestina si compie un Genocidio.
E’ il primo Genocidio in diretta web.
Chi vuole sapere cosa sta succedendo lì, può farlo con un semplice click sul device a portata di mano.
Chi preferisce non sapere e non vedere è complice.
Dio li protegga quando i lori figli chiederanno: Tu dov’eri mentre succedeva tutto questo?
La stessa frase che i ragazzi del dopoguerra hanno rivolto ai loro genitori.
Non c’è risposta. La Memoria è stata tradita.
Per chi vuole sapere Investigating war crimes in Gaza I Al Jazeera Investigations
https://www.youtube.com/watch?v=kPE6vbKix6A


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