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La mamma e la bambina

Mia nonna Grazia aveva 10 anni quando alle 5 di mattina del 28 dicembre 1908 la terra a Reggio Calabria tremò per 37 lunghissimi secondi.
Lei non ricordava nulla di prima, ma aveva fisso nella memoria tutto quello che successe dalla prima terribile scossa, da quando gridando tutti si alzarono dai loro letti e corsero fuori terrorizzati.
Si ricordava delle voci che arrivarono per giorni da sotto le macerie.
Si ricordava delle famiglie che per ripararsi dai crolli andarono verso la spiaggia e che furono inghiottiti da un’onda più alta di una montagna.
Si ricordava dei marinai che arrivarono dal porto ad aiutarli e che parlavano una strana lingua.
Si ricordava delle persone che a mani nude scavavano tra le macerie alla ricerca dei familiari scomparsi nelle nubi di cemento.
Si ricordava che rimasero soli senza vestiti per giorni, avvolti nelle coperte recuperate e sporche di calcinacci e quasi senza cibo.
Di una storia più di tutte si ricordava e ce l’ha raccontata per anni, con una composta commozione.
Era un racconto lucido, una cronaca scarna e senza retorica.
Una donna dai lunghi capelli neri, ferita alla fronte, con una camicia da notte ricamata, era seduta per terra accanto a loro, una coperta all’uncinetto la avvolgeva come un mantello e teneva tra le braccia un fagottino, stretto dolcemente al petto.
È la mia bambina diceva e la baciava sulla testolina rotonda e con pochi capelli scuri che spuntava dalla coperta celeste. Passavano le ore tutte uguali, scandite dalle grida di terrore per le scosse che si susseguivano. Ma la donna non urlava, non si agitava, teneva sempre stretta al petto la sua bambina, che era buona, non piangeva mai. Una delle signore disse: non hai più latte per allattarla? lei rispose che la bambina dormiva e che era un peccato svegliarla. Quando sorse il sole la mattina del 29 dicembre la bambina dormiva ancora e tutti capirono.
Le donne si avvicinarono, le accarezzarono i lunghi capelli lisci, e si misero a piangere, insieme.
La donna non disse nulla e si mise a piangere anche lei. Un pò per volta il suo abbraccio si sciolse e la bambina, una neonata con il corpicino sporco di sangue e calcinacci, uscì dalla coperta celeste.
Era bella quella bimba, ben nutrita, con braccia e gambe robuste, bianca come la camicia da corredo della mamma.
Lei la sollevò e la poggiò lì accanto. Prese la coperta e la avvolse come in un sudario.
Le donne le dissero: tieni la coperta, fa freddo, la bambina non ne ha più bisogno. Neppure io, rispose la mamma e rimase lì con la sua camicia di lino e senza scarpe.
E non volle muoversi neppure quando arrivarono i marinai e i soldati ad aiutare.
Mia nonna non la rivide mai più

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