Nel cuore del centro storico di Napoli sorgeva “La Brossatura”, una libreria tanto antica quanto affascinante. I muri, anneriti dal tempo, narravano storie di secoli passati, e le scaffalature in legno scuro erano un archivio di tomi che spaziavano dalla magia all’esoterismo, con un’attenzione particolare ai misteri della città. Tra quei volumi, si celavano storie e segreti che avrebbero fatto tremare anche il più scettico degli uomini.
Giuseppe Ventura, il proprietario, era un uomo di settant’anni con il volto segnato dalle rughe e gli occhi rimpiccioliti dalle palpebre cadenti. Da più di quarant’anni gestiva la libreria. Alla domanda sul perché l’avesse chiamata così e non Brossura, nome comune dell’antica rilegatura dei libri, rispondeva che la Brossatura, oltre ad avere assonanza con il termine più consono citato, era stato un lavoro che aveva dovuto far eseguire su tutte le parti in ferro battuto della libreria, dalla ringhiera delle scale alle modanature che fregiavano tutte le scaffalature interne, con un processo chimico fisico molto complesso che gli aveva ricordato quelli alchemici della gioventù. Lo aveva fatto per pura nostalgia.
Giuseppe amava passare le giornate nella sua sala di lettura, circondato dall’odore inconfondibile della carta e del legno. La sua vita era semplice, fatta di routine e di silenzi, interrotti solo dal rintocco delle campane della vicina chiesa o dal tintinnio del campanello della porta, annunciando, ogni tanto, qualche cliente.
Quel giorno, un martedì di novembre, Giuseppe sedeva dietro il bancone, assorto nella lettura di un vecchio manoscritto su un antico processo alchemico, quando il campanello tintinnò. Sollevò lo sguardo e vide entrare Antonio Ruggiero, un uomo, poco più giovane di lui, dal volto austero e gli occhi penetranti.
Antonio era un visitatore abituale, sempre in cerca di volumi che raccontassero misteri. L’interesse per l’arcano, i segreti, le antiche pratiche enigmatiche. li aveva legati in un’amicizia discreta, basata su poche parole e molte intese. Quel giorno, tuttavia, c’era qualcosa di diverso nell’aria. Un’inquietudine sottile vibrava come un’ombra tra i libri.
Antonio si avvicinò al bancone con passo lento.
“Giuseppe, hai trovato quel libro di cui ti parlavo? Quello sulle leggende della Napoli esoterica di quando eravamo giovani?”
Giuseppe annuì e si diresse verso una sezione della libreria riservata ai volumi più rari. Tornò con un libro rilegato in pelle di stile antico ma visibilmente mai sfogliato.
“Eccolo. È stato difficilissimo da trovare. Ne fecero pochissime copie.”
Antonio lo prese con delicatezza, quasi con reverenza. Gli occhi gli brillarono per un attimo, ma subito si rabbuiarono.
“Grazie, Giuseppe. Tu sai che questa città è piena di segreti che sarebbe meglio non svelare mai.”
Giuseppe lo osservò in silenzio. Sapeva che Antonio aveva un legame profondo con la città, ma non immaginava quanto fosse stretto. Antonio gli rivolse uno sguardo enigmatico prima di uscire.
Giunta la sera, Giuseppe chiuse la libreria e si preparò ad uscire. Mentre sistemava i libri, sentì un rumore provenire dalla sala di lettura. Si fermò, il cuore che batteva all’impazzata. Avanzò lentamente fino a quando non intravide una figura nell’ombra. Era Antonio, il volto pallido e tirato.
“Antonio? Che fai qui a quest’ora?” chiese Giuseppe, cercando di celare la sorpresa.
Antonio avanzò di un passo, il libro che aveva preso in prestito stretto tra le mani.
“Devo parlarti, Giuseppe. Questo libro… contiene segreti che non devono essere rivelati perché riguardano me… e te. Qualcuno li scoprì all’epoca e li ha riportati in questo testo che fortunatamente non riporta nomi ma solo fatti ed ha avuto una tiratura limitatissima”
Giuseppe lo fissò, confuso. “Cosa vuoi dire?”
Antonio abbassò lo sguardo, poi lo alzò di nuovo, con una espressione ferrea negli occhi.
“50 anni fa, prima che tu rilevassi questa libreria, io e te eravamo legati da qualcosa di molto oscuro. Eravamo entrambi molto appassionati e praticanti di esoterismo ed alchimia, ma anche di magia bianca e nera. Abbiamo fatto cose che non avremmo dovuto, ricordi? Cose terribili di cui non siamo orgogliosi. Cose che abbiamo cercato di dimenticare, insabbiare, occultare”
Giuseppe rimase senza parole. Aveva rimosso quei ricordi, sepolti sotto anni di normalità.
“Non capisco, Antonio. Perché rispolverare tutto questo ora?”
“Perché il passato non può essere cancellato quando ritorna come Storia nel testo di un libro pubblicato. Io non posso continuare a vivere con questo segreto che potrebbe essere svelato, e tu sei l’unico, oltre me, che conosce la verità.”
Prima che Giuseppe potesse comprendere e reagire, Antonio estrasse qualcosa dalla giacca e glielo conficcò violentemente al cuore.
La mattina dopo, la libreria era silenziosa. La porta era chiusa e nessuno rispose ai colpi insistenti del postino. Quando la Polizia sfondò la porta, trovò Giuseppe senza vita, con il libro ancora aperto sulla scrivania.
Non furono trovate impronte, né l’arma utilizzata per il delitto, né altro che potesse far scoprire l’assassino.
E per quanto il libro raccontasse storie e deviazioni aberranti di persone di alcuni quartieri napoletani, nessuno avrebbe potuto immaginare che quanto narrato fosse legato proprio al defunto. L’omicidio di Giuseppe rimase avvolto nel mistero, un ultimo enigma tra i tanti custoditi nei vicoli della città.


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