Un buon lavoro svolto con passione, una bellissima famiglia: due splendidi bambini, un marito dolcissimo e complice, qualche soldo da parte, cosa volere di più?
Niente, non voleva nient’altro Anna e stava proprio pensando in questi termini mentre, dopo aver portato i figli a scuola si avviava verso il suo ufficio in centro. Pensava alla giornata che l’aspettava piuttosto piena e intensa, cercò un parcheggio non molto lontano e si avviò con passo veloce verso l’edicola; del quotidiano sapeva già che avrebbe letto una parola su sei, ma prendere il giornale era uno di quei gesti inderogabili per iniziare la giornata che, a non farli, sembrava mancasse un passaggio.
Aspettò il verde per attraversare, si sentì rassicurata da tutta la gente che come lei si affacciava ad una nuova giornata e provò un moto di gratidudine verso quel lavoro che per molti, purtroppo, scarseggiava.
E’ vero che la routine e la frenesia odierna fanno diventare tutti un po’ chiusi ed egoisti, ma Anna no, Anna era una di quelle poche persone che sapevano di essere privilegiate e consapevole di tanta fortuna, apprezzava quanto aveva.
Sorrise tra se e se pensando alla sua amica Giulia che sicuramente le avrebbe fatto una testa come un pallone raccontandole il suo fine settimana di follie. Oltrepassò la porta scorrevole, salutò con un sorriso Aziz il portiere ed entrò in ascensore. Tutta presa dai suoi pensieri non notò il ragazzo che era entrato con lei, d’altronde era uno come tanti, forse un fattorino o un pony di qualche ditta.
Scese al quarto piano, la società per la quale lavorava si occupava di viaggi, si trattava di un’agenzia specializzata principalmente nell’ organizzazione di safari fotografici; Anna amava il suo lavoro e faceva enormi sacrifici per non lasciarlo quando doveva partire, ogni volta la sua coscienza le rimproverava che non era da brava
madre lasciare i figli con la nonna anche per quindici giorni e Giorgio poi, come avrebbe potuto non amarlo, la dolcezza in persona.
Finalmente in postazione, sulla scrivania la foto della sua famiglia la salutò e lei si sentì felice.
In cuor suo ringraziò il cielo che Giulia fosse inaspettatamente silenziosa, forse le cose non erano andate come aveva previsto ma non aveva alcuna intenzione di avviare una conversazione, l’argomento avrebbe trasformato Giulia in un fiume in piena.
Decise di rimandare alla pausa caffè la chiacchierata con l’amica.
Avviò il computer, collegò la memoria esterna contenente le documentazioni e i tabulati delle spese relative alla pianificazione del tour nel nord-est dell’India di cui si stava occupando e si immerse nel suo lavoro.
Erano quasi le dodici quando sentì chiamare il suo nome :<>; non era solita ricevere visite di clienti, abitualmente le
problematiche di lavoro venivano risolte per telefono o via e-mail. Si avviò all’ingresso direttamente dal corridoio interno, senza passare fra le scrivanie dell’open-space. Con un’occhiata, la collega dell’accoglienza le indicò un ragazzo che nell’attesa leggeva un libro; che strano vedere un libro fra le mani di un ragazzo, pensò, sarebbe stato più prevedibile un iPod o un cellulare.
Gli si avvicinò e salutandolo gli disse :<>.
Il ragazzo distolse gli occhi dal libro e subito si alzò :<>disse, con un sorriso pacato <>.
Il silenzio che ne seguì ebbe l’effetto di un masso di granito in testa. Anna non sapeva che dire, aveva bisogno di metabolizzare, chi era? cosa voleva? da dove spuntava? perché si presentava adesso? una miriade di domande le si
aggrovigliavano in testa , non si sentiva molto lucida, tutto quello che le riusciva di pensare era che il senso di tenerezza che le provocava l’aspetto di quel ragazzo, le faceva montare una rabbia impotente verso se stessa, avrebbe voluto essere capace di mandarlo al diavolo; aveva la sensazione che le avrebbe sconvolto la vita, ma quello che le uscì di bocca fu:<>. Lui annuì, con calma serafica si sedette e riaprì il libro.
Nei venti minuti che seguirono Anna non pensò ad altro che a suo padre, quel padre che aveva preferito lasciare sua madre e lei dodicenne, per andare chissà dove, a fare chissà cosa. Le spiegazioni che sua madre dava alle domande che lei le rivolgeva non l’avevano mai convinta troppo ma lei preferiva non insistere, si faceva bastare le pietose bugie di sua madre, aveva la sensazione che insistendo si sarebbe dovuta scontrare con una realtà insopportabile per le sue deboli forze di adolescente; così aveva avuto inizio in lei una dura lotta fra l’Anna fiduciosa, allegra e disposta a credere nella bontà delle persone e l’Anna riflessiva, indagatrice e sospettosa.
Sentì la voce di Giulia :<>. Anna si scosse dalle sue elucubrazioni :<>. Infilò la giacca, prese la borsa e si avviò all’ingresso; a metà corridoio già si potevano vedere le lunghe gambe di Francesco ancora immerso nella lettura. Anna si fermò, un pensiero le attraversò la mente come un lampo: pensò a tutti i momenti in cui aveva sentito la mancanza di suo padre, a tutti i regali che non aveva mai avuto, agli sguardi di commiserazione delle madri delle sue amiche, a quel caldo abbraccio protettivo che l’avrebbe fatta sentire al sicuro …il sospiro che emise ebbe l’effetto purificatore di una cascata d’acqua di montagna. Decise che tutto, ormai, faceva parte del passato, non esisteva più, si sentì più leggera, suo padre ora le aveva fatto il regalo più bello: un fratello.
Avanzò verso Francesco :<> disse <>.
Imprevisto
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