Ieri era il tuo compleanno. Me ne sono dimenticata…
Questi giorni di frastuono, di cambiamenti improvvisi e difficili da gestire, personalmente e professionalmente, di estrema fatica psicofisica quindi, a causa delle nuove disposizioni sanitarie, mi hanno fatto dimenticare.
Mi dispiace. Ma è stato solo un momento.
Difficile da credere quello che sta accadendo, sai. Mi chiedo spesso cosa ne penseresti se fossi qui.
Tu eri un medico, molto attento e scrupoloso, ma non credo che avresti mai potuto immaginare uno scenario come questo.
E’ già stato difficile il tuo di scenario, un vero calvario.
Minuta com’eri, hai avuto però la forza di resistere diciotto anni.
Ti ricordo bellissima, anche se tu non ti piacevi mai. Tutti lo sanno come eri bella.
Poi, un giorno, il tuo sorriso si spense. Le parole non uscivano, non riuscivi ad articolarle, la voce si esauriva inevitabilmente in un lamento di sconforto e di dolore.
Improvvisamente umiliata dalla vita, al culmine della giovinezza e della carriera.
Ma fu solo l’inizio.
Progressivamente, anche i tuoi movimenti non furono più sicuri: camminare era difficile, i muscoli, le dita delle mani e dei piedi cominciarono ad atrofizzarsi.
I tuoi profondi occhi neri divennero infine per noi l’unico contatto, fino a quando non si mossero più e la comunicazione finì.
Eri allettata, alimentata artificialmente, con gli occhi chiusi. Non sapevamo più niente di te.
Impossibile fermarsi a considerare il dolore provocato dai crampi, che non potevi manifestare, o il dolore del cuore, che non potevi esprimere.
Il pensiero era intollerabile, non sostenibile.
E’ una brutta malattia la SLA.
Di questi tempi, purtroppo, molte persone con malattie gravi come la tua vengono trascurate.
Persone con bisogni impellenti, che dipendono in tutto e per tutto dagli altri e che, sono sicura, tu non avresti mai abbandonato.
La paura è più forte, a volte, e la suggestione collettiva, se amplificata, devastante.
Tu sei stata curata fino alla fine, rispettata e amata.


mi dispiace