ll mio lockdown è cominciato la sera del 7 marzo.
Era un sabato Andrea, il mio compagno, era arrivato nel primo pomeriggio da Cesena,
una mezza giornata insieme come sempre. Finito di cenare ci siamo messi sul divano pensando ad un film da vedere, ad un tratto dico “non ho aperto Fb oggi ci do un’occhiata” vedo la bozza di ciò che poi successe .accendiamo la televisione e non si parlava d’altro. Panico!
Chiamiamo i carabinieri e gli dicono di partire subito se può. Increduli, chiamiamo un’amica che conferma e consiglia anche lei di partire. Alle 22.30 Andrea parte.
Rimasi sveglia quasi tutta la notte aspettando che arrivasse a casa e che Conte parlasse in televisione. Andrea trovò un traffico surreale per quell’ora di sabato. Si fermò in autogrill e trovò persone che stavano rientrando in Romagna lasciando cene, alberghi, partiti all’improvviso pagando senza aver dormito, finito, cene, feste. Troppa la paura senza sapere nulla, una bozza che mise in agitazione tutti.
Arrivò a casa all’una e mezza di notte, alle due finalmente Conte parlò in TV.
Il giorno dopo pubblicai un articolo sull’assalto dei treni su Fb scrivendo “maledetti giornalisti” potevano fare a meno di pubblicare la bozza non ancora firmata. Da lì una discussione con un’amica infinita che continuò anche più avanti , voleva che cancellassi maledetti . Mi rifiutai dicendo che esiste ancora la libertà d’espressione, sapeva il motivo ne parlammo al telefono, su wahtsapp, non ricordo, della notte che Andrea partì ma nel social continuò a darmi “contro” anche in altre occasioni. Mi scrisse in privato che avevamo idee diverse , scusandosi se cancellava i mie commenti sulla sua pagina perché la sua bacheca è come fosse casa sua e i mie erano post per farle cambiare idea. Non risposi mai perché trovai assurdo ciò che pensava in quanto nulla di vero era ed è.
Per caso vidi che c’era un concorso dove poter scrivere , mi misi subito in contatto e pubblicai qualche racconto che mi fecero passare il tempo, non riuscendo più a scrivere. Mi ero bloccata, avevo perso qualsiasi ispirazione.
Scrissi solo qualche racconto, non riuscii più a scrivere le mie “cose”
La fortuna sono stati i miei vicini Cristian e la Silvia che mi hanno fatto compagnia e aiutato .
Le potature degli alberi saltati, ma l’erba chi me la tagliava ora che Andrea non poteva spostarsi?!
Così diedi il tosaerba a Cristian , trovandosi nelle stesse mie condizioni.
Lui rasava il suo e il mio giardino. Con lei tante chiacchiere .
Cristian simpaticissimo con un cuore grande quando è in bagno mette musica a manetta cantando a squarciagola, la mia finestra è di fronte alla sua e io lo ascolto divertita.
Una compagnia non da poco ma durante quei mesi lo sentivo raramente.
Sui balconi le scritte con gli arcobaleni “andrà tutto bene”
Solo una volta andai in terrazzo con la pila ad illuminare il cielo , ma non pensai alla pandemia ma a mamma e papà.
Pasqua non ci fu, quasi non me ne accorsi, qualche messaggino d’auguri nulla di più.
La cognizione del tempo si fermò.
Un giorno la Silvia mi chiede se ho dei fiori per un’amica ma non ho nulla se non alberi e siepi. Così decidiamo di prenderli nella casa disabitata a fianco. Abbiamo ingaggiato suo figlio per scavalcare il cancello e prendere un mazzetto di fiori. Una piccola avventura , un paio di giorni d’ispezione al giardino per capire dove scavalcare. Mi è sembrato di essere una ladra di un ciuffetto di fiori.
Prima che cominciasse l’isolamento ero in piena attività per sbaraccare casa in vista del trasloco e metterla in vendita, e altro ancora, invece mi fermai.
Non riuscivo a fare niente, quasi paralizzata, tutto a rallentatore solo l’idea di cambiare le lenzuola era come scalare una montagna.
Completamente demotivata e incredula. Mai avrei pensato di trovarmi in una pandemia globale senza libertà.
Quella libertà che ho sempre avuto sin da adolescente, affrontavo la vita essendo schiava di problemi da affrontare ma la mia libertà era sacrosanta nonostante tutto. Dipendere da qualcuno era ed è insopportabile.
Autocertificazioni che cambiavano da un giorno all’altro, la paura di incontrare una pattuglia pronti a fare multe spesso assurde. Non potevo fare a meno di vedere la sera trasmissioni, bollettini, morti, cercavo di non guardali ma non ci riuscivo, giornate di ansia , paura, pianti. Il mondo mi era crollato addosso. Un boomerang.
Dovevano essere 2 settimane invece furono 2 mesi.
Due mesi che mi sono sembrati anni.
Un silenzio paradossalmente assordante.
Si poteva andare solo a fare la spesa..Tutt’ora ho il rigetto del supermercato.
Ero uscita da circa un anno dalla depressione che superai grazie al supporto farmacologico, alla psichiatra ma sopratutto agli Amici, Andrea e alla mia forza di volere vivere.
Mi prese una crisi di pianto ininterrotto che scrissi di getto su Fb una frase “ estirpatemi, cancellatemi…..”mi chiamarono le mie amiche e la Silvia tranquillizzandomi , che era così per tutti,
ma la paura della ricaduta era tanta che chiamai la dottoressa al cellulare, mi disse che se non superavo la crisi creandomi nuovi obbiettivi ci voleva un ricovero. La parola ricovero mi soffocò. NO , NO questo NO! Rimasi un paio di giorni a pensare come uscirne.
Così cominciai a prendere il sole in giardino, fare camminate per il quartiere fotografando fiori, giardini, scoprendo la bellezza del quartiere, la natura incolta.
Le misure restrittive si allargarono. Giravo in macchina senza una meta ,vedere “il mondo”, aspettando di andare a trovare mia sorella.
Il 3 giugno partii per raggiungere Andrea ,quando sul ponte del Po vidi la scritta Veneto/Romagna
fui invasa da una felicità così forte da farmi scoppiare il cuore. LIBERTA’!


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