Ci sono date che fanno parte della propria storia, della storia della propria famiglia.
Il 2 agosto è una di quelle date.
Io ero giovane, quasi adolescente, e attendevo con trepidazione il rientro di mio papà, che lavorava in Sardegna, per partire per il mare.
Doveva prendere un aereo per Bologna e da Bologna un treno per Padova. E poi saremmo partiti per il mare. Finalmente.
E invece non arrivava.
A casa il telefono squillava e dopo un po’ arrivò a casa lo zio, e poi una zia. E poi un vicino di casa.
E la mamma nervosa.
E io..boh. Non capivo.
Ad un certo punto arrivò LA TELEFONATA.
Mio padre, arrabbiatissimo, aveva perso l’aereo.
E di conseguenza non era a Bologna, in stazione, ad aspettare il treno per tornare a casa. E non aveva ancora saputo niente di quello che stava succedendo a Bologna, in Italia e a casa nostra. Era troppo impegnato a cercare un altro aereo che lo riportasse indietro.
Quante volte capita, nella vita di perdere un aereo? Pochissime, soprattutto se di aerei non se ne prendono molti.
E per noi, quell’aereo perso è stato una fortuna.
Ogni anno, il 2 agosto, a casa mia si prega per i morti, si prega per i vivi e per i casi della vita.
E comunque non c’è perdono, non c’è spiegazione, non ci può essere giustificazione.


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