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Il feudo di Elisa (Epilogo)

Dopo aver pianto tutte le sue lacrime, Elisa si sveglia nella grande casa dei parenti che l’hanno ospitata per volere di suo padre.
Apre le finestre e il sole di fine Giugno invade la sua camera; improvvisamente sorride, si rende conto che la natura è esplosa in mille colori e i campi attorno sembrano tavolozze di grandi pittori.
I suoi ventidue anni reclamano energia e cambiamento. Si guarda allo specchio e vede se stessa sotto una luce nuova. Sa che il tempo è dalla sua parte e che, ora tocca a lei darle senso, riempire la sua vita di positività. Inspiegabilmente, si sente leggera, libera di sognare una nuova vita, di aiutare suo padre a tornare l’uomo che era prima che la perdita del figlio lo spezzasse.
Sarà lei che lo sosterrà, così come lui l’ha salvata nel momento peggiore della sua vita, ora tocca a lei prendersi cura di suo padre e, assieme, supereranno dolori e lutti. Elisa comincia a fare progetti di futuro e per prima cosa va dalla modista per rinnovare il suo guardaroba, sceglie tessuti leggeri, floreali, colori che non ha mai avuto il coraggio d’indossare e già s’immagina diversa, poi cambia pettinatura e i suoi capelli lunghi e biondi cadono sotto le forbici di una parrucchiera divertita da tanto ardire.
Il cambiamento di Elisa si completa con un magnifico regalo per Don Ninai. Lei sa che ha sempre amato i sigari cubani ma non sa come procurarseli; chiede aiuto allo zio e, finalmente li può incartare in una bella confezione completa di biglietto. All’interno della busta, sul cartoncino candido, una sola parola:- Ricominciamo –
L’Estate, ormai è esplosa e le vigne sono cariche di grappoli sanguigni e maturi. Tra poco sarà tempo di vendemmia, di braccianti che raccolgono, di ceste che si riempiono, di carri che trasportano uva, di botti che aspettano di accogliere quel nettare profumato.
Un brivido percorre la ragazza; Elisa ricorda l’odore del vino che invase le strade, la lucida follia di suo padre che scelse di sfogare il suo dolore con quell’atto estremo.
Ora la carrozza corre sulle terre di Don Ninai, Elisa scaccia via i pensieri brutti e si predispone all’incontro che, spera, cambierà tante cose. Suo padre non ha ancora sessantacinque anni, è lo stesso uomo a cui chiese aiuto nel momento peggiore della sua vita, fu lui che la difese, che la mise al sicuro che per lei diventò omicida. Come sarà adesso? Padre e figlia non si sono più visti; lei distrutta dal proprio fallimento, lui impegnato con gli avvocati in un processo complesso e imprevedibile.
Quando Elisa arriva nel grande cortile tutto sembra in ordine; l’acqua gorgoglia nell’abbeveratoio e le grandi finestre sono ombreggiate da tende scure per proteggersi dalla calura.
Improvvisamente una domestica si avvicina, Elisa riconosce Sarina, la sua tata ma Sarina fatica a riconoscere lei. Elisa è cambiata nell’aspetto, nella postura, nel sorriso. Non è più la timorosa ragazza fragile di una volta e ora abbracciando Sarina chiede del padre, vuole sapere di lui, vuole abbracciarlo e sentirsi abbracciare.
Nell’ampio salone della casa la penombra pomeridiana impedisce a Elisa di visualizzare subito i contorni e mentre i suoi occhi si adeguano al cambiamento di luce, suo padre, da una poltrona ha il tempo di osservarla bene. Capisce subito che in lei c’è stato un cambiamento e, se, come spera, sua figlia è tornata per lui.
Don Ninai si alza e con una energia che sembrava persa per sempre, Abbraccia sua figlia e quasi la stritola, lei si perde in quell’abbraccio, sa quanto l’ha desiderato, con quanto dolore aveva accettato di restare ai margini di quell’affetto.
Ora Elisa gli porge il regalo e lui apre la busta, legge e poi la guarda negli occhi a lungo. Sa che ci vorrà tempo per recuperare, per rimediare a troppi errori ma sua figlia è tornata a casa da lui e lo aiuterà. Ora è tempo di vendemmia, di mosto, di vino e nel grande feudo padre e figlia si occuperanno assieme di far funzionare l’antico rito del vino.
A.S

Pubblicato inGenerale

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